MaxHub XBoard V7: il monitor interattivo all-in-one per la sala riunioni
Cos’è MaxHub XBoard V7? È una famiglia di monitor interattivi all-in-one (IFP, Interactive Flat Panel) da 55 a 86 pollici che riunisce in un solo dispositivo display touch 4K, videoconferenza professionale con tre telecamere AI, array di 16 microfoni, audio 2.1 e lavagna digitale. Funziona con Microsoft Teams, Zoom, Google Meet e Webex tramite app dedicate, senza vincolarsi a una sola piattaforma, e supporta il BYOD wireless con touch-back: il laptop collegato si controlla direttamente dal touch dello schermo. Netframe integra e installa XBoard V7 nelle sale riunioni dei propri clienti, e la propone alle aziende che vogliono una sala indipendente dalle piattaforme.
Un solo dispositivo al posto di quattro
Allestire una sala riunioni significa di solito far convivere un monitor, una telecamera, un impianto microfonico, un sistema di condivisione e un controller. Ognuno con il suo cavo, il suo alimentatore e il suo firmware. L’approccio all-in-one ribalta lo schema: XBoard V7 integra tutto nel pannello, già calibrato in fabbrica, e si installa a parete o su carrello. Nel secondo caso il monitor diventa un asset mobile: stessa dotazione professionale, spostabile tra sale, open space e aree formazione.
La gamma copre quattro tagli (55″, 65″, 75″ e 86″), tutti con pannello 4K antiriflesso, touch a infrarossi a 50 punti con riconoscimento della palma e precisione da scrittura reale. Alla base c’è il sistema operativo proprietario MAXHUB OS, affiancabile a un modulo PC con Windows 11 Pro (processori Intel Core di 12a generazione, Wi-Fi 6) per chi vuole un vero computer dentro lo schermo.
Indipendente dalle piattaforme: né Teams Room, né Zoom Room
Qui sta la scelta di campo che distingue XBoard V7. Non è una Microsoft Teams Room, non è una Zoom Room, non è una Google Meet Room: è un sistema neutrale su cui le app di Teams, Zoom, Google Meet e Webex si installano fianco a fianco. La riunione di oggi è su Teams con un cliente, quella di domani su Meet con un fornitore, quella di dopodomani su Zoom con la casa madre: la sala non impone la piattaforma, la subisce chi la usa.
Per le aziende che vivono al 100% dentro un solo ecosistema esiste la strada del sistema nativo certificato, e la vediamo più avanti. Ma per chi lavora ogni settimana su piattaforme diverse, o riceve ospiti esterni con abitudini proprie, l’indipendenza è il requisito numero uno.
L’hardware: telecamere AI, 16 microfoni, audio 2.1
La parte videoconferenza è da sala professionale, non da webcam integrata. Il sistema Trident Lens monta tre telecamere da 50 megapixel (una panoramica ultra-grandangolare da 99 gradi e due tele con zoom ottico 2x e ibrido 5x) che lavorano insieme: inquadratura automatica della sala, tracking di chi parla, messa a fuoco intelligente anche con più interlocutori attivi. A queste si aggiunge il Video Fence, che delimita il campo visivo entro cui le funzioni AI di inquadratura e tracking operano: nelle sale con una parete vetrata o affacciate su un corridoio è la funzione che impedisce alla telecamera di inseguire chi passa fuori dalla stanza.
L’audio segue la stessa logica. Un array di 16 microfoni copre 180 gradi fino a 15 metri, con cancellazione dell’eco (AEC), riduzione del rumore basata su AI e la funzione audio fence, che delimita l’area di ascolto ed esclude le voci fuori zona. In uscita, un sistema 2.1 con due altoparlanti e subwoofer (2x10W più 20W) restituisce voce piena anche nelle sale più grandi.
Il dongle BYOD con touch-back: la funzione che cambia l’esperienza
Il BYOD wireless è la funzione che in demo fa sempre effetto. Si collega il dongle USB-C al laptop, si preme un tasto e lo schermo del portatile va sul monitor. Fin qui, nulla di nuovo. Il punto è cosa succede insieme alla proiezione: telecamere, microfoni e altoparlanti del pannello vengono remotizzati sul laptop, che li vede come proprie periferiche. La chiamata parte dal PC dell’ospite, con la sua piattaforma e il suo account, ma con l’audio e il video professionali della sala.
E poi c’è il touch-back: il dongle riporta al laptop, via USB, i comandi touch dati sullo schermo grande. Tocchi il monitor e stai controllando il portatile, come se il PC avesse uno schermo touch da 86 pollici. Chi presenta non torna mai alla tastiera: naviga, annota e cambia slide direttamente dal pannello.
Accanto al dongle il pannello supporta Sonic Share, la condivisione dello schermo tramite segnale ultrasonico che non richiede la rete Wi-Fi, e la connessione peer-to-peer diretta tra dispositivo e display. È la risposta al problema numero uno con gli ospiti esterni: l’accesso alla rete aziendale che l’ospite non ha e che l’IT non vuole concedere per una presentazione da dieci minuti.
Gestione centralizzata con MaxHub Pivot
Per l’IT, una flotta di monitor interattivi è un parco dispositivi da amministrare. MaxHub Pivot è la piattaforma di gestione via interfaccia web che centralizza il lavoro: stato dei dispositivi, aggiornamenti firmware e app, configurazioni distribuite in blocco, monitoraggio da remoto. Una sala o cinquanta sedi, la console è la stessa: per una PMI multi-sede significa non dover mandare un tecnico per ogni aggiornamento.
Lavagna e collaborazione
La lavagna digitale si apre con un tocco: scrittura naturale con riconoscimento della grafia, annotazione diretta su qualsiasi contenuto proiettato, cancellazione col palmo, condivisione immediata del risultato. Con il modulo Windows si aggiungono Windows Ink e l’intero ecosistema di applicazioni desktop: il pannello diventa una postazione di lavoro collaborativa, non solo uno schermo per riunioni.
Quando scegliere XBoard V7 (e quando no)
Il consiglio onesto da integratore: XBoard V7 non è la risposta universale. Se la tua azienda vive interamente su Microsoft Teams e vuole l’esperienza nativa (avvio della riunione a un tocco dal calendario di sala, gestione da Teams Admin Center), la strada giusta è una Microsoft Teams Room certificata, come quella che abbiamo integrato nel case study della sala riunioni polifunzionale. Se invece le piattaforme sono più di una, gli ospiti esterni sono frequenti e il BYOD è la modalità principale, l’indipendenza di XBoard V7 vale più della profondità di integrazione con un singolo ecosistema.
Netframe progetta entrambe le soluzioni, spesso nella stessa azienda: sale native Teams dove serve, pannelli indipendenti dove serve flessibilità. La scelta si fa sull’uso reale, non sul catalogo. Per i dettagli della gamma, la pagina ufficiale MaxHub XBoard V7.
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Domande frequenti
Che cos’è un monitor interattivo all-in-one (IFP)?
Un IFP (Interactive Flat Panel) è un grande display touch che integra in un unico dispositivo le funzioni di monitor, sistema di videoconferenza, impianto audio e lavagna digitale. Un modello all-in-one come MaxHub XBoard V7 include telecamere, microfoni e altoparlanti già calibrati tra loro: si installa a parete o su carrello e la sala riunioni è pronta, senza apparati esterni da far dialogare. Resta però una scelta di apparato dentro un progetto più ampio: le variabili da fissare prima sono quelle dell’allestimento della sala riunioni, dal dimensionamento dello schermo alla posizione dei posti a sedere.
MaxHub XBoard V7 funziona con Teams, Zoom, Google Meet e Webex?
Sì. XBoard V7 non è vincolato a una singola piattaforma: le app per Microsoft Teams, Zoom, Google Meet e Webex si installano direttamente sul pannello, e in più il BYOD wireless permette di avviare la riunione dal proprio laptop con qualsiasi altro servizio, sfruttando telecamere, microfoni e audio del monitor.
Che differenza c’è tra XBoard V7 e una Microsoft Teams Room?
Una Microsoft Teams Room è un sistema certificato e dedicato a Teams: esperienza nativa, avvio a un tocco dal calendario, ma piattaforma unica. XBoard V7 è invece indipendente: ospita le app delle principali piattaforme e privilegia il BYOD. La scelta dipende da come lavora l’azienda; Netframe progetta entrambe le soluzioni e aiuta a individuare quella giusta.
Come funziona il BYOD wireless con touch-back?
Si collega il dongle USB-C al laptop e con un tocco lo schermo del portatile va sul monitor, mentre telecamere, microfoni e altoparlanti del pannello diventano le periferiche del PC. Il touch-back aggiunge il passo finale: i comandi touch dati sullo schermo grande tornano al laptop via USB, come se il portatile avesse un display touch da 86 pollici.
Meglio installazione a parete o su carrello?
Dipende dall’uso: la parete è la scelta per la sala riunioni dedicata, il carrello rende il monitor un asset mobile da spostare tra sale, open space e aree formazione. XBoard V7 supporta entrambe le configurazioni; il carrello richiede solo una presa di corrente e, se serve la rete cablata, un punto LAN nelle vicinanze. In entrambi i casi il limite alla resa non è il pannello ma la stanza: se la sala ha riverbero, microfoni e altoparlanti integrati non lo compensano, e vale la pena leggere prima come si tratta l’acustica di una sala riunioni.
Fonti
- MAXHUB, XBoard V7 Series Datasheet, versione V1.7, per le specifiche di display, touch, telecamere, array microfonico, audio e modulo PC MT71
- MAXHUB, pagina ufficiale della serie XBoard V7, per le funzioni AI di inquadratura automatica, speaker tracking, intelligent focus, audio fence e Video Fence, per Sonic Share e la connessione peer-to-peer e per la gestione centralizzata con Pivot
Le specifiche dei prodotti cambiano con le revisioni del datasheet: verificare la versione corrente prima di qualunque decisione d’acquisto.
Fonti verificate l’11 agosto 2026.
Questo articolo non è sponsorizzato. Netframe integra e installa MaxHub XBoard V7 nei progetti dei propri clienti, accanto a soluzioni di altri produttori, e la valutazione qui espressa è indipendente.
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