Wifi lento in ufficio: sintomi, cause e verifiche, una per una
“Il wifi è lento” non è una diagnosi
È la frase con cui arriva quasi ogni segnalazione, ma non dice niente su dove sia il problema. Dietro quelle tre parole ci sono almeno otto guasti diversi, e solo alcuni riguardano la linea dell’operatore.
Il motivo è che il Wi-Fi non è un tubo che porta i dati a ciascuno: è un mezzo condiviso, come una stanza in cui parla una persona alla volta e tutti gli altri aspettano il turno. Più dispositivi ci sono, meno turni tocca a ciascuno. Per questo, quando in ufficio va male, la causa sta quasi sempre dentro l’edificio: nella copertura, nel numero di dispositivi collegati allo stesso access point, nei canali radio scelti male o nel cavo che collega l’access point alla rete.
Questa guida è costruita come quella sui problemi audio VoIP: una tabella per sintomo, con la causa più probabile, la verifica da fare e il rimedio. Serve a capire da che parte guardare prima di chiamare qualcuno o, peggio, prima di comprare qualcosa. Non spiega come si dimensiona una rete nuova: per quello c’è la guida su quanti access point servono.
Prima di tutto: è il wifi o è la linea?
La prova che risparmia più tempo si fa con un cavo. Si collega un computer con il cavo di rete a una presa vicina all’armadio e si ripete la stessa prova fatta in Wi-Fi: stesso sito, stesso momento. Se via cavo la velocità è quella contrattuale e in Wi-Fi no, il problema è nell’edificio e il resto di questa guida serve. Se è lenta anche via cavo, il problema sta a monte: linea, apparato di consegna dell’operatore, firewall o DNS. Il DNS è la rubrica di internet: traduce il nome di un sito nell’indirizzo IP del server che lo ospita, e se quel servizio risponde lentamente tutto sembra lento anche quando la linea è perfetta. In quel caso il Wi-Fi è innocente.
Seconda prova, un minuto: ripetere il test in Wi-Fi a un metro dall’access point e poi nel punto dove si lamentano. Se a un metro va e lontano no, è copertura. Se va male anche a un metro, è capacità, canale o uplink.
La tabella: sintomo, causa, verifica, rimedio
Linea, copertura, capacità, interferenze
| Sintomo | Causa più probabile | Verifica | Rimedio |
|---|---|---|---|
| Lento ovunque, anche via cavo | Linea, apparato dell’operatore, firewall o DNS | Prova via cavo allo switch; prova verso più siti; prova aprendo un servizio con il suo indirizzo IP invece che con il nome | Fuori dal Wi-Fi: operatore, firewall, server DNS |
| Lento solo in alcune stanze | Copertura: muri pieni, vetri schermanti, armadi metallici, access point in posizione sbagliata | Livello di segnale e rapporto segnale-rumore nel punto critico | Spostare o aggiungere access point dove servono, non alzare la potenza |
| Lento nelle ore di punta, bene la mattina presto | Capacità: troppi dispositivi sulla stessa radio, 2,4 GHz affollato | Numero di client per radio e occupazione del canale nel momento critico | Più access point a potenza contenuta, banda 5 GHz come principale |
| Segnale pieno, ma lento | Interferenza: canali sovrapposti fra access point vicini, canali troppo larghi, potenze al massimo, vicini di palazzo | Occupazione del canale, tasso di ritrasmissioni, analisi di spettro | Piano dei canali, larghezze da 20 o 40 MHz, potenze ridotte |
Movimento, dispositivi, cavi e rallentamenti senza schema
| Sintomo | Causa più probabile | Verifica | Rimedio |
|---|---|---|---|
| Cade o rallenta camminando, videochiamate che si interrompono | Roaming: il dispositivo resta aggrappato al primo punto, celle troppo distanti, potenze alte | Prova in movimento con una chiamata attiva; registro degli eventi di passaggio sul controller | Sovrapposizione fra celle, assistenza al roaming attiva, soglie di distacco tarate |
| Lento per un dispositivo solo | Dispositivo vecchio o in risparmio energetico, driver, velocità di collegamento bassa | Velocità negoziata e generazione del dispositivo nel pannello di gestione | Aggiornare il dispositivo; escludere le velocità più basse sulla rete |
| Tutti lenti su un solo access point | Uplink: cavo non certificato, porta a 100 Mbit, alimentazione via cavo insufficiente che riduce le radio | Velocità negoziata sulla porta dello switch, errori sulla porta, classe di alimentazione negoziata | Tratta certificata, porta gigabit o multigigabit, budget di alimentazione adeguato |
| Rallentamenti casuali senza schema | Radar o interferenze che fanno cambiare canale, ripetitori wireless, rete ospiti senza limiti | Registro dei cambi di canale, presenza di ripetitori, traffico per rete | Canali scelti con criterio, ripetitori eliminati, limiti per la rete ospiti |
Quasi mai il sintomo è uno solo. Quello che conta è l’ordine: si esclude la linea, poi la copertura, poi la capacità, poi il resto.
Copertura: il segnale che non arriva
È la causa che si vede per prima e si risolve peggio, perché la reazione istintiva è alzare la potenza. Alzare la potenza dell’access point fa arrivare più lontano la sua voce, non l’orecchio: il portatile in fondo al corridoio lo sente, ma quando risponde non viene sentito, e il collegamento resta lento o instabile.
Le soglie di progetto che usiamo sono quelle dei documenti di riferimento di settore: almeno -67 dBm di segnale sul dispositivo peggiore nei punti operativi e un rapporto segnale-rumore di 25 dB. Dove ci sono persone in movimento si aggiunge una sovrapposizione fra celle del 20-30 per cento. Sotto quei valori le applicazioni che parlano in tempo reale soffrono per prime. Si misura nel punto critico con uno strumento, non a sensazione, e se la misura dice che il segnale non c’è, la risposta è un access point in più o spostato, non una manopola.
Capacità: troppi dispositivi sulla stessa radio
È la causa tipica dell’ufficio che “andava bene” e ha smesso. Il Wi-Fi è un mezzo condiviso: tutti i dispositivi collegati alla stessa radio si dividono il tempo di trasmissione, e un dispositivo lento o lontano consuma più tempo degli altri per mandare la stessa quantità di dati. Quando arrivano le videochiamate, gli smartphone di tutti, le stampanti e i sensori, la radio satura anche se il segnale è ottimo.
La regola pratica che usiamo è 25-40 dispositivi attivi per radio, e “attivi” è la parola che conta: in una sala riunioni con venti persone in videochiamata si è già al limite. Una videochiamata di qualità consuma nell’ordine di uno o due megabit al secondo per partecipante, secondo i requisiti che Microsoft pubblica per Teams, e di più quando la banda è disponibile. Moltiplicato per una sala piena, su una sola radio a 2,4 GHz, il conto non torna. Il rimedio è strutturale: più access point a potenza contenuta, la banda 5 GHz come principale, la 2,4 GHz lasciata ai dispositivi che non sanno fare altro.
Canali e interferenze: il segnale pieno che non serve
Qui sta la maggior parte dei casi in cui “le tacche sono piene ma non funziona”. A 2,4 GHz i canali che non si sovrappongono sono tre, 1, 6 e 11: due access point vicini su canali intermedi si disturbano a vicenda e nessuno dei due rende. A 5 GHz lo spazio è più ampio, ma i canali larghi da 80 o 160 MHz, che promettono velocità di picco, occupano quattro o otto canali da 20. In un edificio con più access point finiscono per sovrapporsi.
Una parte della banda a 5 GHz è condivisa con i radar meteorologici e militari: l’access point deve controllare di non disturbarli e, se rileva un segnale, cambia canale interrompendo per qualche istante i collegamenti. È un obbligo previsto dalle norme europee sugli apparati radio, non un difetto, ma spiega i rallentamenti casuali vicino ad aeroporti, porti e stazioni meteo. La banda a 6 GHz, disponibile in Europa nel perimetro fissato dalla Decisione di esecuzione (UE) 2021/1067 e con soli apparati a bassa potenza per interni, non ha questo problema ma richiede dispositivi recenti.
La verifica è un’analisi di spettro nel punto critico, che è una delle cinque modalità di survey. Il rimedio è un piano dei canali fatto su tutti gli access point insieme, con larghezze da 20 o 40 MHz e potenze ridotte: meno spettacolare nella scheda tecnica, molto più veloce in ufficio.
L’uplink: quando il collo di bottiglia è il cavo
È la causa che nessuno controlla perché sta dietro il controsoffitto. Un access point moderno regge centinaia di megabit verso i dispositivi. Ma se il cavo che lo collega allo switch non è certificato, o la porta si è negoziata a 100 Mbit per un contatto ossidato, tutti quelli collegati a quell’access point condividono 100 Mbit. Il sintomo è inequivocabile: lenti tutti, su quell’access point soltanto.
C’è anche l’alimentazione. Gli access point si alimentano dal cavo di rete, e lo standard IEEE 802.3 prevede classi di potenza crescenti. Molti apparati delle ultime generazioni, se ricevono meno potenza di quella per cui sono progettati, spengono una radio o riducono le prestazioni senza dirlo a nessuno. La verifica si fa nel pannello dello switch, guardando velocità negoziata, errori e classe di alimentazione concordata, porta per porta. Il rimedio è una tratta certificata, una porta gigabit o multigigabit e un budget di alimentazione calcolato sui dispositivi reali, come spiega la guida sull’installazione del Wi-Fi aziendale.
Roaming: il wifi che cade camminando
Chi si muove con una videochiamata aperta, dalla scrivania alla sala riunioni, attraversa più celle. Il dispositivo decide quando passare da un access point all’altro, e molti restano aggrappati al primo finché il segnale non è quasi sparito. Se le celle sono lontane fra loro o le potenze sono al massimo, il passaggio arriva tardi e la chiamata si interrompe.
La verifica si fa camminando con una chiamata attiva e guardando sul controller quando e dove avvengono i passaggi. Il rimedio è la sovrapposizione fra celle progettata, l’assistenza al roaming attiva sugli access point e le soglie di distacco tarate. È lo stesso problema che nei magazzini blocca i mezzi a guida automatica, trattato nella pagina sulla copertura Wi-Fi in capannone: in ufficio fa meno danni, ma fa cadere le videochiamate.
Cosa non fare
- Alzare la potenza di tutti gli access point: peggiora interferenze e roaming, e non risolve la copertura.
- Aggiungere un ripetitore wireless: dimezza il tempo di trasmissione disponibile sulla radio che ripete, e lo fa per tutti.
- Passare ai canali più larghi ovunque: in un edificio con più access point si sovrappongono.
- Comprare più banda dall’operatore: se il collo di bottiglia è dentro l’edificio, non cambia nulla.
- Sostituire gli access point senza misurare: si ricompra lo stesso problema con un apparato nuovo.
Quando serve un survey
Quando i sintomi sono più di uno, quando l’edificio è cambiato, quando le prove rapide non danno una risposta netta. Un survey attivo sulla rete in esercizio misura segnale, rumore, occupazione e velocità reali nei punti reali, e un’analisi di spettro trova le interferenze che non sono Wi-Fi. Esce un documento con le mappe e gli interventi in ordine di priorità: è il modo per smettere di discutere sulle impressioni. Le cinque modalità e quando si usano sono nella pagina dedicata al Wi-Fi site survey.
Da dove si parte
Dalla prova via cavo e dalla prova a un metro dall’access point, che costano dieci minuti e orientano tutto il resto. Netframe è un system integrator IT dell’Emilia-Romagna con sede a Modena: diagnostichiamo e progettiamo reti Wi-Fi aziendali con site survey Ekahau in tutte le province dell’Emilia-Romagna e nel resto d’Italia. Per la Lombardia c’è la pagina dedicata al survey Wi-Fi a Milano. Per la sicurezza della rete wireless la guida è quella sulla sicurezza del Wi-Fi aziendale.
Domande frequenti
Il wifi è lento ma la linea è veloce: perché?
Perché il Wi-Fi è un mezzo condiviso dentro l’edificio e la linea è solo l’ingresso. Se via cavo la velocità è quella contrattuale e in Wi-Fi no, il problema sta nella copertura, nel numero di dispositivi sulla stessa radio, nei canali o nel cavo che arriva all’access point. Si parte dalla prova a un metro dall’access point per capire da che parte guardare.
Alzare la potenza degli access point aiuta?
Quasi mai. La potenza fa arrivare più lontano la voce dell’access point, non il dispositivo che deve rispondere, e peggiora interferenze e roaming fra celle vicine. Se il segnale non arriva in un punto, serve un access point in più o spostato; se arriva ma è lento, la potenza non c’entra.
Meglio la banda a 2,4 o a 5 GHz?
La 5 GHz come principale: ha più canali che non si sovrappongono e molta meno interferenza. Quella a 2,4 GHz resta per i dispositivi che non sanno fare altro, sui soli canali 1, 6 e 11. E la banda a 6 GHz, disponibile in Europa con limiti di potenza propri, aggiunge spazio dove i dispositivi la supportano.
Un ripetitore wifi risolve la stanza che non prende?
No, la peggiora per tutti: il ripetitore riceve e ritrasmette sulla stessa radio, dimezzando il tempo di trasmissione disponibile, e aggiunge un punto di passaggio. La soluzione è un access point cablato nella stanza, con il cavo posato e certificato.
Quando conviene fare un site survey invece di provare da soli?
Quando i sintomi sono più di uno, quando l’edificio è cambiato o quando le prove rapide non danno una risposta netta. Un survey attivo misura segnale, occupazione e velocità reali nei punti reali e restituisce un elenco di interventi in ordine di priorità, invece di un altro tentativo.
Fonti
- IEEE 802.11, reti locali wireless, e IEEE 802.3, Ethernet, con le clausole sull’alimentazione via cavo di rete (emendamenti af, at e bt), citati in forma descrittiva
- Cisco, Real-Time Traffic over Wireless LAN Design Guide, per le soglie di segnale, rapporto segnale-rumore e sovrapposizione fra celle, citata in forma descrittiva
- Microsoft Learn, Prepare your organization’s network for Teams, requisiti di banda per audio e video
- Decisione di esecuzione (UE) 2021/1067 sull’uso armonizzato della banda 5945-6425 MHz
- ETSI EN 301 893, apparati RLAN a 5 GHz, requisiti sul rilevamento dei radar, citata in forma descrittiva
Fonti verificate il 19 agosto 2026.
Nota di indipendenza: Netframe è un system integrator indipendente e multi-vendor. È certificata Cisco, Fortinet e Huawei; HPE e Microsoft sono technology partner; Ekahau è lo strumento di misura di proprietà con cui eseguiamo i survey.
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