Wi-Fi per gli ospiti in azienda: come si fa una rete guest che non apre la porta a nessuno

In breve. Il Wi-Fi per gli ospiti in azienda è una seconda rete wireless, con il suo nome e la sua password, che porta i visitatori in una rete isolata dalla quale si raggiunge solo internet: stessi access point e stessi cavi dell’azienda, nessun accesso a server, stampanti e macchine. Si fa con sei scelte: un SSID separato su una VLAN dedicata, l’isolamento dei client, l’accesso con password condivisa o captive portal, se serve l’approvazione di chi ospita, un tetto di banda per dispositivo e regole sul firewall che aprono solo navigazione e posta. In Italia non c’è obbligo di identificare chi si collega; se il portale raccoglie dati personali vale il GDPR. Si collauda da un portatile collegato come ospite, provando a raggiungere il server.

Cos’è la rete ospiti, spiegato semplice

Il consulente in sala riunioni, il tecnico del fornitore, il cliente in visita, il candidato in attesa del colloquio: tutti chiedono la password del wifi. In molte aziende la risposta è la password della rete aziendale, scritta su un foglietto o dettata a voce. Da quel momento il portatile del visitatore vede il server, le stampanti e, se la rete è tutta uguale, anche le macchine di produzione.

La rete ospiti è una seconda rete wireless, con il suo nome e la sua password, che porta chi si collega in una rete isolata: da lì si esce su internet e non si vede nient’altro dell’azienda. Usa gli stessi access point e gli stessi cavi della rete aziendale; a tenerla separata sono la configurazione e il firewall. Chi si collega ha internet per lavorare, e l’azienda non ha aperto la porta a nessuno.

Questa guida spiega come si fa una rete ospiti che protegge davvero e come far entrare le persone senza complicare la vita alla reception. Spiega anche cosa dice la legge italiana su chi si collega, cosa la rete ospiti non deve fare e gli errori che si vedono più spesso. Netframe la progetta dentro la rete aziendale, insieme al Wi-Fi e al firewall, perché la separazione vale solo se è scritta anche lì.

Perché non basta dare la password del Wi-Fi aziendale

La password di cui parliamo è quella della rete wireless dell’azienda: la parola che si digita una volta per collegare un dispositivo al Wi-Fi dell’ufficio. Non è la password personale con cui una persona entra nel proprio computer o nella posta. Chi conosce la password del Wi-Fi aziendale entra nella rete dell’azienda con qualsiasi dispositivo, e da quel momento succedono tre cose.

La prima è che vede tutto. Non serve cattiva intenzione: il suo portatile cerca da solo stampanti e cartelle condivise, e se ha un virus, il virus cerca i server. La rete aziendale è fatta per far parlare i dispositivi fra loro, ed è esattamente quello che con un estraneo non si vuole.

La seconda è che la password non torna indietro. Una password detta a voce a dieci visitatori in un mese è una password che circola, e cambiarla vuol dire riconfigurare ogni telefono, ogni portatile, ogni terminale dell’azienda.

La terza riguarda le persone dell’azienda: i telefoni personali dei dipendenti, collegati alla rete aziendale per comodità, sono dispositivi non gestiti come quelli dei visitatori, e per la rete sono ospiti anche loro.

Come si fa: le sei scelte

1. Una rete wireless separata, che finisce in una rete isolata

Sugli access point si crea un secondo SSID. L’SSID è il nome della rete wireless, quello che compare nell’elenco quando sul telefono si cerca il Wi-Fi: ogni voce dell’elenco è un SSID, e uno stesso access point ne può trasmettere più di uno, per esempio “Azienda” e “Azienda Ospiti”. Il nome è la parte facile: quello che conta è che la rete ospiti finisca in una rete isolata, una VLAN dedicata, dalla quale si può raggiungere solo internet. Come si divide la rete e perché il firewall è il punto dove si decide chi vede cosa è spiegato nella guida sulle VLAN aziendali. Una rete ospiti con il nome giusto ma sulla stessa rete degli uffici è una rete aziendale con un altro nome.

2. I dispositivi degli ospiti non si vedono fra loro

Sulla rete ospiti gli access point hanno un’impostazione che impedisce ai dispositivi collegati di parlarsi: il portatile del consulente non vede il telefono del cliente seduto accanto. I produttori la chiamano client isolation (Cisco la chiama peer-to-peer blocking), e va accesa sempre, perché sulla rete ospiti nessuno ha bisogno di vedere gli altri.

3. Come si entra: password o portale

Ci sono due strade e la scelta dipende da quanti ospiti passano.

Con una password condivisa, la rete ospiti ha una parola d’ordine che la reception dà a chi arriva, cambiata a scadenza fissa, per esempio ogni mese. È la strada più semplice e va bene per un’azienda con pochi visitatori. La password non protegge da chi la conosce, ma la rete ospiti non contiene niente da proteggere: il suo scopo è tenere fuori dall’azienda, non tenere fuori da internet.

Con un portale di accesso, il captive portal, chi si collega apre il browser e trova una pagina dell’azienda che chiede di accettare le condizioni d’uso, e a scelta un codice consegnato dalla reception o un’email. È la strada per chi ha molti visitatori, per gli showroom, per chi vuole un accesso che scade da solo a fine giornata. Gli access point aziendali lo fanno da soli o con il proprio sistema di gestione; non serve un servizio esterno.

4. Le varianti: approvazione di chi ospita e rete senza password

Una variante comoda per le aziende è la registrazione con approvazione di chi ospita. Il visitatore si collega e scrive il proprio nome e l’email del dipendente che lo sta ricevendo. Il dipendente riceve un messaggio e con un clic abilita l’accesso, senza passare dalla reception e senza che nessuno tenga una lista. Sulle piattaforme Cisco questa funzione è in Cisco ISE, con il portale sponsor; sui sistemi Huawei la gestione degli ospiti, con la registrazione e l’approvazione, sta nel sistema di gestione della rete, iMaster NCE-Campus. Netframe lavora con entrambi.

C’è anche una terza strada: una rete senza password ma con il traffico cifrato, che la Wi-Fi Alliance chiama Wi-Fi CERTIFIED Enhanced Open (tecnologia OWE). Chi si collega non digita nulla, e chi ascolta dall’aria non legge il suo traffico; non dice però chi è l’ospite e non protegge da un access point falso. Non tutti i dispositivi la gestiscono, quindi si affianca a una delle due strade sopra, non le sostituisce.

5. Quanta banda e per cosa

La rete ospiti prende una parte della banda internet dell’azienda, e senza un limite la prende tutta: un visitatore che scarica un aggiornamento può rallentare le videochiamate degli uffici. Si mette un tetto per dispositivo, per esempio pochi megabit in salita e in discesa, sufficiente per la posta e la navigazione, e si dà alla rete ospiti una priorità più bassa di quella aziendale sul firewall. Se l’azienda usa due linee con l’SD-WAN, la rete ospiti può uscire dalla seconda linea, così non tocca la principale.

6. Cosa può fare chi si collega

Sul firewall la regola per la rete ospiti è una sola: verso internet, con i controlli accesi, e verso nient’altro. E anche verso internet non tutto. Si lasciano passare la navigazione, cioè i protocolli HTTP e HTTPS, e la posta cifrata, cioè le porte dei servizi email in TLS. Si chiude il resto: le VPN personali, i sistemi di anonimizzazione come Tor, i programmi di condivisione di file. Chi ha bisogno di una VPN verso la propria azienda è di solito un tecnico esterno, e per lui c’è l’accesso dedicato di cui parliamo più sotto.

Poi ci sono due eccezioni frequenti, da decidere e non da subire. La prima è la stampante della sala riunioni, se si vuole che l’ospite stampi: raggiungibile solo lei e solo per stampare. La seconda è lo schermo della sala per la condivisione wireless, che ha regole proprie e spesso una rete propria. Tutto il resto, server, cartelle, telecamere, macchine, resta chiuso.

Le sei scelte in tabella

L’impostazione consigliata per ogni scelta e cosa succede se manca.

Scelta Impostazione consigliata Se manca
Rete separata SSID dedicato agli ospiti su una VLAN propria, con il proprio DHCP, che esce solo verso internet Gli ospiti sono sulla rete degli uffici con un altro nome
Isolamento dei client Acceso sempre sull’SSID ospiti (client isolation, su Cisco peer-to-peer blocking) I dispositivi dei visitatori si vedono fra loro
Accesso Password condivisa cambiata a scadenza fissa con pochi visitatori; captive portal con condizioni d’uso con molti visitatori Password mai cambiata e ormai pubblica
Approvazione di chi ospita Registrazione con conferma del dipendente (Cisco ISE con portale sponsor, Huawei iMaster NCE-Campus) dove i visitatori sono molti La reception tiene una lista a mano, o non la tiene
Banda Tetto per dispositivo in salita e in discesa, priorità più bassa della rete aziendale, uscita dalla seconda linea se c’è l’SD-WAN Un download di un ospite rallenta le videochiamate
Regole sul firewall Verso internet solo navigazione (HTTP e HTTPS) e posta cifrata, con i controlli accesi; chiuso tutto il resto, eccezioni decise una per una La regola “ospiti verso tutto” messa per far stampare qualcuno e mai stretta

Cosa dice la legge italiana

Vale la pena essere precisi, perché su questo punto circolano convinzioni vecchie.

L’obbligo di identificare chi si collega a una rete Wi-Fi aperta al pubblico era stato introdotto nel 2005 con il decreto Pisanu ed è decaduto alla fine del 2010. Nel 2013 il decreto del Fare (decreto-legge 69/2013, articolo 10, convertito con la legge 98/2013) ha stabilito in modo esplicito che l’offerta di accesso a internet tramite Wi-Fi non richiede l’identificazione personale degli utenti. Lo stesso articolo aggiunge che, quando l’accesso non è l’attività commerciale prevalente di chi lo offre, non si applicano né l’autorizzazione prevista per gli operatori né le regole del decreto Pisanu. Un’azienda che dà il Wi-Fi ai visitatori come servizio accessorio non ha quindi l’obbligo di chiedere documenti né di tenere un registro di chi si collega.

Restano due cose. La prima è il trattamento dei dati: se il portale di accesso raccoglie un’email o un nome, quello è un dato personale e vale il GDPR, con un’informativa chiara e una conservazione breve; se non raccoglie nulla, non c’è nulla da trattare. La seconda è la responsabilità sull’uso: chi offre la rete non risponde, di regola, di quello che l’ospite fa, ma condizioni d’uso accettate al collegamento e un filtro sui contenuti sul firewall sono la normale diligenza di un’azienda, e spesso una richiesta dell’assicurazione. Netframe non fornisce consulenza legale: condizioni d’uso, informativa e tempi di conservazione dei dati si definiscono con il consulente legale o il DPO dell’azienda, non con l’installatore.

La rete ospiti in sala riunioni, in showroom e in produzione

In sala riunioni la rete ospiti convive con i sistemi di videoconferenza e di condivisione dello schermo. Chi presenta dal proprio portatile deve raggiungere lo schermo della sala: si risolve con una regola dedicata o con la rete propria del sistema di condivisione, non aprendo la rete ospiti verso la sala. Le guide sull’allestimento della sala riunioni e sulla sicurezza della sala riunioni trattano il punto.

In showroom e negli spazi aperti al pubblico la rete ospiti è un servizio, e il portale di accesso con la grafica dell’azienda fa parte dell’accoglienza; qui i numeri sono più alti e il limite di banda per dispositivo conta di più.

In produzione la rete ospiti non deve esistere: i tecnici dei fornitori che devono raggiungere una macchina non passano dal Wi-Fi ospiti, passano da un accesso dedicato e registrato, con le regole della teleassistenza sulle macchine industriali. Un tecnico esterno con il portatile sulla rete ospiti che “vede” una macchina è il segno che la separazione delle reti è sbagliata.

Cosa la rete ospiti non deve fare

Non deve dare accesso a nulla dell’azienda, salvo le eccezioni decise una per una.

I telefoni personali del personale non ci vanno: vanno su una rete propria, con regole intermedie, non su quella dei visitatori e non su quella aziendale. Nemmeno i dispositivi dell’edificio ci vanno: telecamere, sensori, climatizzazione hanno la loro rete.

La rete ospiti non è uno strumento di marketing all’insaputa di chi si collega: raccogliere dati dal portale per fini diversi dall’accesso richiede consenso e informativa, e non è una cosa che si decide in fase di installazione.

E non è l’unica protezione: la rete ospiti tiene fuori dall’azienda, ma non protegge i dispositivi degli ospiti fra loro se l’isolamento dei client è spento, né protegge l’azienda se il firewall ha una regola larga.

Gli errori che si trovano più spesso

Sono quelli che si trovano più spesso guardando una rete ospiti già in uso.

  • La rete ospiti con il nome giusto ma sulla stessa rete degli uffici.
  • La password aziendale data ai visitatori “solo per oggi”.
  • L’isolamento dei client spento, con i dispositivi dei visitatori che si vedono fra loro.
  • Nessun limite di banda: un download di un ospite rallenta le videochiamate dell’azienda.
  • La regola sul firewall “ospiti verso tutto” messa per far stampare qualcuno e mai stretta.
  • La password degli ospiti mai cambiata da anni, e ormai pubblica.
  • I telefoni dei dipendenti sulla rete ospiti, o peggio su quella aziendale.
  • Il portale di accesso che raccoglie email “per il marketing” senza informativa.
  • Il tecnico del fornitore sulla rete ospiti che raggiunge la macchina.
  • La rete ospiti mai collaudata: nessuno ha mai provato, da un portatile collegato lì, a raggiungere il server.

Domande frequenti sul Wi-Fi per gli ospiti in azienda

Cos’è una rete Wi-Fi ospiti, in una frase?

È una seconda rete wireless, con il suo nome e la sua password, che porta i visitatori in una rete isolata dalla quale si raggiunge solo internet: stessi access point e stessi cavi dell’azienda, ma nessun accesso a server, stampanti e macchine.

Serve un captive portal con registrazione per il Wi-Fi ospiti?

No, non è un obbligo. In Italia dal 2013 la legge dice in modo esplicito che chi offre l’accesso a internet tramite Wi-Fi non deve identificare gli utenti (decreto-legge 69/2013, articolo 10). Una password condivisa cambiata a scadenza va bene per chi ha pochi visitatori; il portale è comodo dove i visitatori sono molti o dove si vuole un accesso che scade da solo. Se il portale raccoglie dati personali, vale il GDPR.

Gli ospiti possono stampare o usare lo schermo della sala?

Sì, ma con una regola scritta apposta per quella stampante o per quel sistema di condivisione, non aprendo la rete ospiti verso la sala. Ogni eccezione si decide una per una; la regola di partenza resta “solo internet”.

La rete ospiti rallenta il Wi-Fi aziendale?

Solo se non ha un limite. Con un tetto di banda per dispositivo e una priorità più bassa sul firewall, i visitatori navigano e le videochiamate dell’azienda non se ne accorgono. Le due reti condividono gli stessi access point, quindi il numero di dispositivi si conta anche per gli ospiti quando si dimensiona il Wi-Fi.

I telefoni dei dipendenti vanno sulla rete ospiti?

Meglio di no: sono dispositivi non gestiti, ma non sono estranei. La soluzione pulita è una terza rete per i dispositivi personali del personale, con regole intermedie, per esempio internet e il sistema di presenze, e nient’altro.

Netframe configura il Wi-Fi per gli ospiti?

Sì. Netframe progetta la rete ospiti dentro il progetto della rete aziendale, a Modena e in tutta la regione. Nel progetto entrano la rete separata sugli access point, la VLAN dedicata e le regole sul firewall, la modalità di accesso adatta al numero di visitatori e i limiti di banda. Entrano anche le eccezioni decise una per una e il collaudo da un portatile collegato come ospite. Sede a Modena, interventi in tutta l’Emilia-Romagna, da Piacenza a Rimini.

Fonti

Fonti verificate il 18 settembre 2026.

Netframe è un system integrator indipendente, non affiliata ai produttori citati salvo dove indicato: è partner certificato Fortinet, Cisco, Huawei, AudioCodes, Patton, 3CX e Ascom. I nomi dei prodotti appartengono ai rispettivi proprietari.

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