Wi-Fi in un centro commerciale: come si progetta una rete che regge migliaia di persone
In breve. Il wifi di un centro commerciale si dimensiona sui dispositivi, non sui metri quadri: presenze nel picco, quota che si collega (dal 20 per cento circa quando serve un’azione dell’utente a oltre il 50 con il collegamento automatico) e un valore di lavoro di 75 client per radio, area per area. La radio si restringe invece di allargarsi: canali da 20 MHz, data rate obbligatorio a 24 Mbps, potenze entro limiti stretti, antenne direzionali nelle gallerie alte e mai omnidirezionali sopra i 6 metri, al massimo quattro reti per radio. Il portale con registrazione non è un obbligo di legge, il conteggio dei visitatori via MAC address è un trattamento di dati personali per il Garante, e i cavi in un’attività soggetta a prevenzione incendi seguono regole loro. Il collaudo si fa a centro pieno, non di lunedì mattina.
Questa guida è scritta da Netframe, system integrator IT con sede a Modena, che progetta e collauda reti wireless ad alta densità per i grandi centri commerciali in Emilia-Romagna e in tutta Italia.
Perché il wifi di un centro commerciale non è il wifi di un ufficio
In un ufficio la rete wireless serve dispositivi conosciuti, configurati dall’azienda, che stanno fermi per ore alla stessa scrivania. In un centro commerciale non c’è niente di tutto questo: i dispositivi sono migliaia, nessuno li ha configurati, cambiano ogni giorno, camminano per tutto il tempo e restano collegati un’ora o due. Cisco mette le gallerie commerciali nella stessa categoria di stadi, aeroporti e navi da crociera, quella delle reti pubbliche di grandi dimensioni: tante persone concentrate in pochi edifici, roaming continuo, nessun controllo sul dispositivo che si collega.
Questo cambia il progetto in tre punti. Il dimensionamento si fa sui dispositivi e non sui metri quadri. La radio si restringe invece di allargarsi, perché il problema non è arrivare lontano ma non disturbare la cella accanto. E la rete della galleria non è la rete dei negozi, delle casse o degli impianti: sono mondi separati che condividono solo i cavi.
Questa guida è scritta per chi deve decidere: direzione del centro, facility manager, responsabile IT della proprietà. Dice quanti apparati servono, con quali parametri si configurano, cosa chiede la normativa italiana su privacy e antincendio e quali errori si ripetono in quasi tutti i cantieri.
Quanti access point servono: si parte dai dispositivi, non dai metri quadri
La domanda arriva sempre per prima e la risposta a metri quadri è sempre sbagliata. Il conto si fa a capacità, in quattro passaggi.
Primo passaggio: quante persone. Il dato lo ha già la proprietà, dai contapersone agli ingressi: affluenza media del giorno feriale, del sabato e del picco stagionale. Il progetto si fa sul sabato di dicembre, non sul martedì di febbraio.
Secondo passaggio: quante si collegano. Non tutte. Il tasso di connessione dipende quasi solo da quanto è facile collegarsi. Cisco riporta quote intorno al 20 per cento negli eventi sportivi, dove serve un’azione dell’utente, e quote sopra il 50 per cento quando il collegamento è automatico, per esempio con OpenRoaming (la federazione di roaming automatico promossa dalla Wireless Broadband Alliance) o con una chiave già memorizzata dalla visita precedente. Un portale con registrazione abbassa il numero, un collegamento automatico lo alza: la scelta commerciale decide il dimensionamento tecnico, ed è per questo che va fatta prima del progetto radio.
Terzo passaggio: quanti dispositivi per radio. Gli access point Cisco reggono fino a 200 client per radio sui modelli Wi-Fi 6 e fino a 400 sui Wi-Fi 6E, ma progettare su quei numeri è un errore: la raccomandazione è restare ben sotto il 50 per cento della capacità, e il valore di lavoro indicato è 75 client per radio.
Il conto, area per area
Quarto passaggio: si divide l’edificio in aree. Ogni area ha una densità sua, e il conto si fa area per area.
| Area | Presenze nel picco | Tasso di connessione | Dispositivi attesi | Radio necessarie (75 client) |
|---|---|---|---|---|
| Galleria centrale | 1.200 | 35% | 420 | 6 |
| Food court | 400 | 60% | 240 | 4 |
| Ipermercato | 900 | 20% | 180 | 3 |
| Negozi medi e piccoli | 700 | 25% | 175 | 3 |
| Parcheggio coperto | 200 | 15% | 30 | 1 |
I numeri della tabella sono un esempio di metodo, non un listino: vanno sostituiti con i dati di affluenza reali del centro. Quello che resta valido è la struttura del calcolo, e il fatto che il risultato è un numero minimo di radio. Il numero finale di apparati esce dal survey, perché alla capacità si aggiunge la copertura: un corridoio lungo e stretto può richiedere apparati che a capacità non servirebbero. Il metodo generale è nella guida quanti access point servono.
Una precisazione che evita discussioni in fase di offerta: un access point con due radio a 5 GHz non vale automaticamente due radio utili. Sui modelli con antenne interne la seconda radio lavora a potenza ridotta, attira pochi client e a volte conviene spegnerla e aggiungere un apparato.
Le tre zone di un centro commerciale e le antenne giuste
La regola generale è che l’antenna deve vedere il dispositivo, e il dispositivo sta all’altezza della mano, non della testa. Il corpo umano attenua il segnale in modo notevole: una galleria piena di persone è un ambiente radio diverso dalla stessa galleria vuota di lunedì mattina.
Gallerie con soffitto alto e piani a ballatoio. Qui servono antenne direzionali montate in alto e puntate verso il basso, che coprono un’area definita e non invadono il piano sotto o sopra. Le antenne omnidirezionali, cioè quelle integrate nella maggior parte degli access point da ufficio, non vanno installate sopra i 6 metri di altezza: sopra quella quota la cella diventa enorme, si sovrappone a tutte le altre e il risultato è interferenza, non copertura.
Negozi, food court e corridoi a soffitto normale. Sotto i 4 metri l’access point con antenne integrate è la scelta giusta, a soffitto, con celle piccole e potenza contenuta.
Parcheggi, aree esterne e ingressi. Apparati adatti all’ambiente, spesso con antenne direzionali, e una scelta esplicita: coprire il parcheggio serve davvero o serve solo a far agganciare il telefono a un apparato lontano che poi non regge quando la persona entra? Un dispositivo che si aggrappa all’apparato dell’ingresso e non passa a quello della galleria è il problema numero uno delle reti pubbliche.
Nelle gallerie di pregio arriva sempre la richiesta di nascondere gli apparati dentro controsoffitti o dietro elementi decorativi. Va detto con chiarezza in fase di progetto: ogni centimetro di materiale davanti all’antenna toglie segnale, e un apparato spostato per ragioni estetiche funziona peggio di uno nella posizione calcolata. Si trova un compromesso, ma il compromesso si mette per iscritto prima, non si scopre al collaudo.
Gli apparati ad alta densità: beam, guadagno e potenza
Un access point da ufficio e un apparato pensato per l’alta densità sono oggetti diversi, e la differenza non è il numero di antenne: è il controllo del lobo. L’apparato da ufficio irradia tutto intorno a sé e la cella la decide il soffitto. L’apparato ad alta densità concentra l’energia in un angolo stretto, illumina l’area che deve servire e lascia al buio quella accanto, che è esattamente quello che serve quando gli apparati sono vicini e i canali finiscono.
Beam configurabili via software
Sugli apparati recenti per grandi spazi il diagramma di irradiazione si sceglie in configurazione, senza smontare niente. Il CW9179F, l’apparato Cisco per i grandi ambienti pubblici che sostituisce l’antenna da stadio C-ANT9104, ha quattro radio e tre configurazioni di lobo selezionabili dal profilo: wide, narrow (boresight, cioè lungo l’asse dell’antenna) e front-and-back.
| Configurazione | 2,4 GHz | 5 GHz (due slot) | 6 GHz | Dove ha senso in una galleria |
|---|---|---|---|---|
| Wide | 70° x 70° | 35° x 35°, i due lobi divergenti di 15° | 70° x 35° | Atri ampi e piazze interne, copertura larga da un solo punto |
| Narrow (boresight) | 70° x 70° | 35° x 35° | 35° x 35° | Ballatoi e gallerie lunghe viste dall’alto, cella stretta e definita |
| Front-and-back | su antenna esterna | 35° x 35° in avanti, il secondo slot su antenna esterna | 35° x 35° | Casi in cui serve anche una copertura alle spalle dell’apparato |
Due conseguenze pratiche. La prima: i due slot a 5 GHz sono vincolati a porzioni di banda diverse, quindi in configurazione wide l’orientamento fisico dell’apparato decide quale area viene servita da quale gruppo di canali, e va deciso in progetto e non in cantiere. La seconda: siccome il lobo si cambia da software, un errore di configurazione sposta la copertura senza che nessuno tocchi niente. I profili radio vanno salvati e verificati come si fa con la configurazione di un firewall.
Perché il guadagno alto obbliga ad abbassare la potenza
È il punto che in offerta viene quasi sempre sbagliato. Il limite normativo europeo non è sulla potenza dell’apparato, è sulla potenza irradiata, cioè sulla somma fra potenza e guadagno dell’antenna. Nella porzione bassa dei 5 GHz il limite in area ETSI (European Telecommunications Standards Institute, le regole radio europee) è 23 dBm di EIRP (Equivalent Isotropically Radiated Power, la potenza effettivamente irradiata): con un’antenna da 12 dBi di guadagno (decibel riferiti all’antenna isotropa) la potenza massima utilizzabile alla radio scende a 11 dBm. Chi imposta la radio a 17 dBm perché “così copre meglio” è fuori limite, e in più sbilancia la cella.
Il secondo effetto è il bilanciamento fra le radio dello stesso apparato: se una radio trasmette più forte delle altre si prende tutti i dispositivi, mentre le altre restano vuote. Nel caso sopra, se una radio è vincolata a 11 dBm, anche l’altra va portata vicino a quel valore invece di lasciarla al massimo. Vale fra i due slot a 5 GHz e, con qualche complicazione in più, anche fra 5 e 6 GHz, perché il guadagno dell’antenna a 6 GHz cambia con la configurazione del lobo.
Quanta area vede davvero un apparato ad alta densità
Questa tabella, ricavata dalla guida di deployment del 9179F in configurazione narrow, dice quanto diventa grande la cella al crescere della distanza fra apparato e persone. L’area cresce in modo più che proporzionale, e con l’area cresce il numero di dispositivi che l’apparato sente.
| Distanza dall’apparato | Area coperta indicativa | Lettura in un centro commerciale |
|---|---|---|
| 20 metri | 125 m² | Atrio alto o piazza interna su più livelli |
| 30 metri | 281 m² | Limite tipico per l’alta densità vera, oltre si perde controllo |
| 40 metri | 500 m² | Solo per aree a bassa densità |
| 60 metri | 1.124 m² | L’apparato vede molte più persone di quante possa servire bene |
Il modo giusto di leggerla è insieme al conto della sezione precedente: a 60 metri un solo apparato copre oltre mille metri quadri, che in una galleria affollata valgono molte centinaia di dispositivi, cioè un multiplo del limite sano di 75 client per radio. Per questo in alta densità si scende di quota o si stringe il lobo, invece di alzare la potenza.
Vale anche il contrario, ed è la ragione per cui questi apparati non vanno in ogni progetto: in una galleria con soffitto a 6 o 8 metri e negozi ai lati, l’apparato giusto è quello con antenne direzionali integrate montato a soffitto, non l’apparato da grande venue. Gli apparati per grandi spazi servono negli atri alti, nelle piazze interne su più livelli e nelle aree eventi. Chi propone apparati da stadio per tutta la galleria sta vendendo più di quanto serve.
L’approccio Huawei: antenne che cambiano apertura da sole
Sullo stesso problema esiste una seconda scuola. Invece di scegliere il lobo in configurazione e tenerlo fisso, gli apparati Huawei della famiglia AirEngine usano antenne intelligenti che cambiano apertura da sole: l’AirEngine 6761-21, dichiarato per scenari ad alta densità come uffici, scuole e stadi, ha antenne integrate a zoom dinamico che passano fra una modalità omnidirezionale, più larga, e una modalità per l’alta densità, più stretta, a seconda di come si distribuiscono i dispositivi. La variante 6761-21E esiste con antenne esterne, per le situazioni in cui il lobo va deciso dal progettista e non dall’algoritmo.
Due caratteristiche contano più delle altre in una galleria. La prima è la radio di scansione dedicata: l’apparato analizza le interferenze e segue il roaming con una radio separata, senza togliere tempo d’antenna alle radio che stanno servendo le persone. In una rete affollata questo risolve un compromesso reale, perché la scansione fatta dalla radio di servizio si paga in capacità proprio nelle ore di punta. La seconda è l’alimentazione: il 6761-21 dichiara 802.3at con un consumo massimo di 22 W, quindi un impianto costruito su questa famiglia non obbliga a portare tutto lo switch a PoE++ (Power over Ethernet 802.3bt) come richiede invece un apparato da grande venue a piena configurazione.
Per le aree esterne, piazzali e ingressi coperti, la stessa logica si ritrova negli apparati outdoor con grado di protezione IP68 come gli AirEngine 8760R-X1, dichiarati per stadi, piazze e aree pedonali. Sui numeri di targa vale la stessa cautela di sempre: il 6761-21 dichiara fino a 1024 utenti per apparato, ma è un limite di targa, non un obiettivo di progetto. Il conto di capacità resta quello della sezione precedente, con il valore di lavoro per radio e non per apparato.
Come si tengono fuori i dispositivi lenti
Il problema di fondo dell’alta densità è sempre lo stesso: un dispositivo lontano che trasmette lentamente occupa l’aria per tutti. I due produttori lo affrontano da direzioni diverse, ed è utile saperlo quando si legge un capitolato scritto da qualcun altro.
| Obiettivo | Impostazione in ambiente Cisco | Impostazione in ambiente Huawei |
|---|---|---|
| Impedire l’aggancio da lontano | Data rate obbligatorio a 24 Mbps (la velocità minima che il dispositivo deve sostenere per collegarsi), rate inferiori disabilitati | Smart roaming con soglia di segnale: i dispositivi sotto soglia vengono spinti verso l’apparato più vicino |
| Liberare l’aria dai dispositivi lenti | Soglia di ricezione RxSOP (Receiver Start of Packet) tarata sul bordo della cella | Smart roaming con soglia di velocità: i dispositivi troppo lenti vengono scollegati e si riagganciano a un apparato più vicino |
| Restringere la cella | Lobo scelto in configurazione e potenza entro un intervallo stretto | Antenne a zoom dinamico che passano in modalità alta densità |
| Scansione e interferenze | Funzioni di analisi dello spettro sull’apparato, con radio dedicata sui modelli che la hanno | Radio di scansione indipendente sui modelli della famiglia ad alta densità |
Il punto da portare a casa non è quale produttore sia migliore, ma che in entrambi i casi la rete va detta cosa fare. Un impianto lasciato con i valori di fabbrica, di qualunque marca, in galleria si comporta allo stesso modo: aggancia tutti da lontano, tiene i dispositivi lenti attaccati e consuma tempo d’antenna in scansioni e traffico di servizio.
Alimentazione e cablaggio
Gli apparati ad alta densità hanno consumi da apparato di rete, non da sensore. Il 9179F richiede alimentazione 802.3bt per funzionare con tutte le radio a piena configurazione; con 802.3at continua a lavorare, ma le radio passano da quattro a due flussi spaziali, cioè si perde metà della capacità di ogni radio. È la differenza fra uno switch PoE+ e uno PoE++, e va decisa prima di comprare lo switch, non quando l’apparato è già appeso.
Sul cavo vale lo stesso principio: per le porte multigigabit serve almeno categoria 6A. Un apparato Wi-Fi 7 collegato in categoria 5e non è un errore che si vede al collaudo della copertura, si vede quando la galleria è piena e l’uplink dell’apparato satura prima dell’aria. Anche il peso conta, perché questi apparati pesano diversi chili con la staffa: la struttura di supporto va verificata insieme a chi gestisce il controsoffitto.
I parametri che fanno la differenza
In alta densità il problema non è il segnale, è il tempo d’antenna. Ogni cella deve essere piccola, veloce e pulita. Questi sono i valori di partenza per una galleria commerciale, ripresi in larga parte dalle indicazioni Cisco per le reti pubbliche di grandi dimensioni.
| Parametro | Valore di partenza | Perché |
|---|---|---|
| Larghezza di canale a 5 GHz | 20 MHz | Più celle indipendenti battono la velocità del singolo. I canali larghi in alta densità tolgono capacità a tutti |
| Larghezza di canale a 6 GHz | 20 o 40 MHz | In Europa la banda a 6 GHz mette a disposizione 24 canali: 40 MHz è sostenibile, oltre no in ambiente affollato |
| Banda 2,4 GHz | Spenta, o su un SSID (Service Set Identifier, il nome della rete) dedicato | Tre canali soli e interferenza con Bluetooth e dispositivi dei negozi. Se serve, serve solo per apparati vecchi |
| Data rate obbligatorio | 24 Mbps | Alza la soglia di aggancio e stacca i dispositivi lontani. In bassa densità si usa 12 Mbps, in galleria no |
| Data rate sotto la soglia | Disabilitati | Un dispositivo che trasmette a 6 Mbps occupa l’aria per tutti |
| Potenza di trasmissione | Intervallo minimo e massimo per profilo RF | Automatismo sì, ma dentro limiti decisi dal survey. Un apparato più potente degli altri si prende tutti i client |
| SNR (Signal-to-Noise Ratio, rapporto segnale rumore) obiettivo sul dispositivo | 30 dB a centro pieno | È la condizione per cui le velocità alte sono davvero raggiungibili |
Automatismi del controller e servizi di rete
La seconda metà dei parametri riguarda quello che il controller fa da solo. In una galleria commerciale gli automatismi pensati per l’ufficio vanno limitati, perché reagiscono a un ambiente che cambia di continuo e nel reagire disfano il progetto radio.
| Parametro | Valore di partenza | Perché |
|---|---|---|
| Coverage Hole Detection (rilevamento dei buchi di copertura) | Disattivata | Alzerebbe la potenza da sola, disfacendo il progetto radio |
| Cambio automatico di canale | Ogni 4 ore, non ogni 10 minuti | Il valore predefinito fa cambiare canale troppo spesso e ogni cambio disturba i dispositivi collegati |
| Cambio canale su evento | Disattivato | In ambienti rumorosi genera una rincorsa continua |
| Soglia di ricezione (RxSOP) | Tarata per area | Definisce il bordo della cella in ricezione e impedisce che un apparato serva dispositivi troppo lontani |
| Numero di reti wireless per radio | Massimo 4 | Ogni SSID in più consuma tempo d’antenna in modo fisso, prima ancora che qualcuno si colleghi |
| mDNS (multicast DNS, la scoperta automatica di stampanti e schermi) | Disattivato | In una rete con migliaia di dispositivi genera traffico inutile e carico sul controller |
| Pool DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol, gli indirizzi assegnati automaticamente) | Almeno tre volte i dispositivi attesi | Gli indirizzi restano impegnati dopo la disconnessione. La durata si allinea al tempo medio di visita |
Perché conviene spegnere i 2,4 GHz
Una riga merita un commento a parte, perché è quella che genera più resistenza: spegnere i 2,4 GHz. La banda è affollata, ha tre canali utilizzabili e viene usata da cuffie, sensori, lettori di codici e casse dei negozi. Insistere a offrire il servizio ai visitatori su quella banda peggiora la vita agli apparati dei negozianti senza dare un’esperienza decente a nessuno. Se ci sono dispositivi che la richiedono davvero, si tiene accesa su una rete dedicata e dichiarata, non sulla rete principale.
Profili RF: la configurazione di riferimento area per area
In una galleria non esiste una configurazione unica. Si creano profili radio (profili RF, radiofrequenza) per tipo di area, con nomi che dicono dove si applicano, e si assegnano agli apparati con i tag. Configurare i singoli apparati a mano è la strada che porta a un impianto che nessuno riesce più a manutenere.
| Profilo | Area | Larghezza canale | Data rate obbligatorio | Potenza (min-max) | Soglia RxSOP |
|---|---|---|---|---|---|
| Galleria alta, direzionale | Atrio, piazza interna, ballatoi | 20 MHz | 24 Mbps | Intervallo stretto, entro 3 dB, dal survey | Media, tarata sul bordo cella |
| Negozi e corridoi | Food court, corridoi, punti vendita | 20 MHz | 24 Mbps | Da 5 a 11 dBm | Media |
| Aree di servizio | Magazzini, corridoi tecnici, uffici | 20 o 40 MHz | 12 Mbps | Da 8 a 14 dBm | Bassa o automatica |
| Esterno e parcheggio | Piazzali, ingressi, aree coperte | 20 MHz | 12 Mbps | Definita dal survey esterno | Bassa |
I valori di potenza sono un punto di partenza: quelli veri escono dal survey, e la regola è che la potenza giusta è la minima che porta il dispositivo più sfavorito dell’area al rapporto segnale rumore obiettivo, non una unità in più.
Cosa disattivare sulle reti pubbliche
Molte funzioni che aiutano in ufficio danneggiano una rete aperta a dispositivi sconosciuti, perché incontrano driver mal scritti o generano traffico di servizio. Nelle reti pubbliche di grandi dimensioni si disattivano il bilanciamento aggressivo del carico, la selezione automatica di banda, il MU-MIMO (Multi-User MIMO, la trasmissione simultanea verso più dispositivi) in 802.11ac, le estensioni proprietarie sul beacon, i protocolli di roaming ormai superati e la profilazione dei dispositivi via RADIUS (Remote Authentication Dial-In User Service, il server di autenticazione), che in ambiente affollato può sommergere il server di autenticazione.
Si tengono invece attivi la qualità del servizio sull’aria, la memorizzazione opportunistica delle chiavi per il roaming dei dispositivi che non supportano il roaming veloce, la risposta del controller alle richieste ARP (Address Resolution Protocol) al posto dei dispositivi e la richiesta obbligatoria di indirizzo via DHCP, che impedisce a un dispositivo di assegnarsi un indirizzo da solo. I tempi di sessione si allungano per evitare riautenticazioni inutili, mentre il tempo di inattività resta breve, perché altrimenti il conteggio dei dispositivi collegati diventa un numero vecchio di ore.
Due dettagli che salvano il controller
Il primo riguarda le richieste di scansione dei dispositivi. Ogni telefono che cerca una rete genera pacchetti che gli apparati riportano al controller a intervalli brevi: con migliaia di telefoni in galleria questo diventa carico inutile, e conviene ridurre la frequenza degli aggiornamenti e smettere di tracciare gli indirizzi casuali, che tanto cambiano in continuazione.
Il secondo riguarda la distribuzione degli apparati fra i processi del controller. Un controller divide il lavoro fra più processi, e ogni gruppo di apparati ne occupa uno: se gli apparati vicini fra loro finiscono in gruppi diversi, ogni passaggio di un dispositivo da un apparato all’altro diventa uno scambio fra processi. Nelle gallerie con molti apparati i gruppi si costruiscono per vicinanza fisica, tanti quanti sono i processi della macchina, e si tiene d’occhio l’occupazione della CPU nelle ore di punta.
Quante reti servono davvero
La tentazione è di creare una rete per ogni esigenza: visitatori, personale, negozi, casse, digital signage, telecamere, manutentori. Il conto arriva a otto reti wireless e la rete si ferma da sola, perché ogni rete in più occupa tempo d’antenna anche quando è vuota. Il limite pratico è quattro reti per radio, e in genere tre bastano.
- Rete visitatori. Aperta o con chiave nota, con accesso al solo internet, isolata come descritto nella guida al wifi per gli ospiti in azienda. A 6 GHz l’apertura semplice non è più ammessa e si usa Enhanced Open, che cifra il traffico senza chiedere nulla all’utente.
- Rete operativa del centro. Personale della direzione, manutenzione, palmari della pulizia e della sicurezza. Chiave robusta o credenziali, mai la stessa rete dei visitatori.
- Rete degli apparati. Casse mobili, lettori, digital signage, sensori. Separata e senza accesso a internet se non le serve.
I negozi in affitto sono un capitolo a parte, e la risposta dipende dal contratto: o ricevono una porta di rete dedicata e gestiscono il loro apparato, oppure il centro offre un servizio wireless gestito con una rete logica separata (una VLAN) per ciascuno. La via peggiore è quella intermedia, cioè lasciare che ogni negozio installi il proprio router da casa. Decine di apparati configurati a potenza massima su canali scelti a caso sono la causa più frequente di una galleria con il wifi lento nonostante l’impianto nuovo.
Il portale e cosa chiede davvero la legge italiana
L’obbligo di identificare chi si collega, introdotto in Italia nel 2005 con il decreto Pisanu, è stato soppresso con il decreto-legge 225/2010, e dal 2013 l’articolo 10 del decreto-legge 69/2013 dice espressamente che l’offerta di accesso a internet al pubblico tramite wifi non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori: oggi offrire accesso wireless ai visitatori non impone la registrazione dei documenti né la richiesta di autorizzazioni. Il portale con registrazione resta una scelta commerciale, non un adempimento: serve se il centro vuole costruire un contatto per le proprie iniziative, e in quel caso valgono le regole ordinarie su informativa e consenso.
La scelta ha però un costo tecnico misurabile. Un portale abbassa il tasso di connessione e riempie la rete di dispositivi che si collegano da soli senza mai autenticarsi: nelle reti pubbliche di grandi dimensioni è normale trovare una quota rilevante di dispositivi fermi in attesa di autenticazione, che occupano indirizzi e risorse senza usare il servizio. Se il portale non serve a un obiettivo dichiarato, la rete funziona meglio senza.
La parte che riguarda i contenuti e la responsabilità del gestore va affrontata con il proprio consulente legale: qui il perimetro è la rete, e questa guida non costituisce consulenza legale.
Contare le persone con il wifi: cosa si può fare in Italia
È la richiesta che arriva puntuale dalla direzione commerciale: sapere quante persone entrano, quanto restano, quante tornano, come si muovono fra i piani. La tecnologia esiste da anni e si basa sull’indirizzo fisico del dispositivo, il MAC address (Media Access Control), che i telefoni emettono anche quando non sono collegati a nessuna rete. Prima di comprarla vanno chiariti due punti, uno legale e uno tecnico.
Cosa ha detto il Garante sul MAC address
Il punto legale. Il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che il MAC address è un dato personale, e che resta tale anche dopo essere stato cifrato, perché continua a identificare lo stesso dispositivo nel tempo. Nel provvedimento n. 360 del 22 maggio 2018 l’Autorità ha respinto la richiesta di un sistema che, installato in un negozio, rilevava i dispositivi presenti, ne registrava il MAC cifrato e ne seguiva permanenza e ritorni: seguire gli spostamenti delle persone in questo modo richiede il consenso informato di chi viene rilevato, e un conteggio che diventa tracciamento non è più un conteggio. Il consenso in una galleria pubblica è nei fatti impossibile da raccogliere, quindi la strada praticabile è un’altra: dati davvero aggregati, che non permettano di riconoscere lo stesso dispositivo in passaggi successivi, con una valutazione d’impatto fatta prima dell’installazione e non dopo.
Perché oggi i numeri non tornano più
Il punto tecnico. Anche dove fosse lecito, il conteggio via MAC address oggi funziona male: i telefoni recenti generano un indirizzo casuale e diverso per ogni rete e lo cambiano nel tempo. Lo stesso visitatore può comparire come dieci dispositivi diversi in un pomeriggio. Chi propone analytics wireless promettendo numeri precisi sui ritorni sta descrivendo una tecnologia di dieci anni fa.
Quello che resta utile e non tocca dati personali: il numero di dispositivi collegati per area e per fascia oraria, letto dal controller e aggregato, che dice dove e quando si concentra il traffico. Per il conteggio delle presenze in senso stretto esistono sensori dedicati, ed è una scelta da valutare con chi si occupa della parte privacy del centro.
Cavi, alimentazione e vincoli antincendio
La parte che arriva sempre troppo tardi nei progetti è quella sotto il controsoffitto. Un centro commerciale con superficie lorda superiore a 400 metri quadri è un’attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi, la numero 69 dell’elenco allegato al DPR (decreto del Presidente della Repubblica) 151/2011, e dal 2 gennaio 2019 la sua regola tecnica di riferimento è il capitolo V.8 del Codice di prevenzione incendi, introdotto con il decreto del Ministero dell’Interno del 23 novembre 2018 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2018.
Le cinque cose da concordare prima della posa
Cosa significa per chi posa una rete wireless:
- I cavi hanno una classe di reazione al fuoco. In un luogo con grande affollamento non si posa il primo cavo di rete disponibile: la classe va dichiarata, scelta insieme al progettista antincendio e riportata nella documentazione dell’impianto.
- Gli attraversamenti dei compartimenti vanno ripristinati. Ogni foro in una parete o in un solaio che separa due compartimenti va richiuso con un sistema certificato. È la contestazione più frequente in fase di verifica, e riguarda quasi sempre cavi passati da chi è arrivato per ultimo.
- I percorsi sono condivisi. Sopra il controsoffitto di una galleria passano già rivelatori di fumo, diffusori sonori dell’evacuazione, illuminazione di emergenza, telecamere e canalizzazioni. Le posizioni degli apparati si concordano con gli altri impianti prima della posa, perché la posizione buona per un’antenna è spesso buona anche per un altoparlante.
- L’alimentazione arriva dal cavo di rete. Un access point recente richiede alimentazione via PoE di classe adeguata: lo switch va dimensionato sul totale reale, con margine, e messo sotto gruppo di continuità se il servizio deve reggere anche durante un’interruzione.
- A fine lavori serve la dichiarazione di conformità dell’impianto prevista dal decreto ministeriale 37/2008, con gli allegati obbligatori. Vale per la parte elettrica e per il cablaggio, ed è il documento che manca quando l’installazione è stata fatta senza un impiantista abilitato.
Netframe scrive il capitolato della parte dati e coordina, mentre la posa dei cavi e la parte elettrica restano a cablatore e impiantista abilitato: la divisione dei ruoli va messa nero su bianco all’inizio, come spiegato nella guida su chi fa cosa nell’installazione del Wi-Fi aziendale.
Il survey: prima sulla planimetria, poi a centro pieno
Il progetto radio di una galleria si fa in tre momenti, e saltarne uno si paga.
Prima della posa si lavora sulla planimetria con un survey predittivo, assegnando a ogni parete l’attenuazione del materiale reale: le vetrine dei negozi, i muri in cartongesso, i solai fra i piani e le porte tagliafuoco si comportano in modo molto diverso. Da qui escono posizioni, modelli di antenna e potenze di partenza.
Durante la posa si verifica sul campo con misure strumentali, perché nelle gallerie la differenza fra disegno e realtà è sistematica: il controsoffitto non è dove diceva il progetto, una struttura metallica non era in pianta, un negozio ha montato una parete nuova.
Dopo la posa si valida camminando, con lo strumento di misura, negli orari in cui il centro è pieno e negli orari in cui è vuoto. Sono due reti diverse: a centro pieno i corpi delle persone attenuano il segnale e riducono le celle, a centro vuoto le stesse celle si allargano e si sovrappongono. Una rete tarata solo di lunedì mattina funziona male il sabato pomeriggio, ed è l’errore che spiega la maggior parte delle contestazioni dopo il collaudo. Netframe usa per questa fase Ekahau Sidekick 2, che misura il segnale reale invece di stimarlo. Come si tiene sotto controllo la rete nei mesi successivi è nella guida al monitoraggio del wifi aziendale.
Le soglie con cui si accetta l’impianto
Il collaudo si chiude su numeri, non su impressioni. Queste sono le soglie da mettere nel documento di accettazione, misurate a centro pieno e nelle aree dove il servizio è promesso.
| Indicatore | Accettabile | Da verificare | Non conforme |
|---|---|---|---|
| Segnale sul dispositivo | Da -60 dBm in su | Da -60 a -67 dBm | Sotto -67 dBm |
| Rapporto segnale rumore | 30 dB o più | Da 25 a 30 dB | Sotto 25 dB |
| Occupazione del canale nel picco | Sotto il 40% | Dal 40 al 60% | Oltre il 60% |
| Dispositivi per radio nel picco | Fino a 75 | Da 75 a 100 | Oltre 100 |
| Sovrapposizione fra celle vicine | Una sola cella forte per punto | Due celle allo stesso livello | Tre o più celle allo stesso livello |
| Passaggio fra apparati in movimento | Senza interruzione percepibile | Interruzione breve su chiamata | Chiamata caduta o sessione persa |
Tre modi di guasto da provare prima della firma, perché sono quelli che si presentano dopo l’apertura. Primo: un apparato spento di proposito, per verificare che l’area resti servita dai vicini senza buchi. Secondo: la prova a piena occupazione nell’ora di punta, non a galleria vuota. Terzo: un apparato non gestito acceso nell’area, per vedere quanto peggiora il canale e quanto tempo passa prima che qualcuno se ne accorga dal monitoraggio.
Gli errori che si vedono più spesso
- Contare i metri quadri invece dei dispositivi. Produce impianti che coprono benissimo e si fermano nel picco del sabato.
- Antenne omnidirezionali appese a 8 metri in galleria. Coprono tre piani, interferiscono con tutto e nessun dispositivo sa a chi agganciarsi.
- Aggiungere apparati per risolvere la lentezza. Senza ridurre celle e potenze, ogni apparato in più peggiora la situazione.
- Lasciare i data rate bassi attivi. Un solo dispositivo lontano che trasmette lentamente rallenta tutti quelli vicini.
- Una rete wireless per ogni esigenza. Otto reti wireless bruciano tempo d’antenna prima ancora del primo visitatore.
- Ogni negozio con il suo router. Trasforma la galleria in una guerra di canali che nessun impianto centrale può vincere.
- Portale con registrazione senza sapere perché. Dimezza le connessioni e riempie il controller di dispositivi in attesa.
- Analytics venduta come conteggio anonimo. Sul MAC address il Garante si è già espresso, e la randomizzazione degli indirizzi ne ha intanto ridotto l’attendibilità.
- Collaudo a centro vuoto. La rete che si accetta il lunedì mattina non è la rete che useranno le persone.
- Nessuna verifica dopo sei mesi. I negozi cambiano, le pareti si spostano, gli arredi crescono: la mappa radio invecchia.
Domande frequenti
Quanti access point servono in un centro commerciale?
Non si calcola a metri quadri. Si parte dalle presenze nel picco, si stima la quota che si collega (dal 20 per cento circa quando serve un’azione dell’utente fino a oltre il 50 per cento quando il collegamento è automatico) e si divide per un valore di lavoro di 75 dispositivi per radio, area per area. Il numero che esce è il minimo di radio necessarie a capacità: quello finale si ottiene con il survey, che aggiunge gli apparati necessari alla sola copertura. Per una galleria media si arriva tipicamente a qualche decina di apparati, distribuiti in modo molto diverso fra galleria, food court e parcheggio.
Il wifi gratuito per i clienti richiede la registrazione per legge?
No. L’obbligo di identificare chi si collega, in vigore in Italia dal 2005, è stato superato (articolo 10 del decreto-legge 69/2013): oggi un centro commerciale può offrire accesso wireless ai visitatori senza raccogliere documenti e senza autorizzazioni specifiche. La registrazione tramite portale resta una scelta commerciale, utile solo se il centro vuole costruire un contatto, e in quel caso valgono le regole ordinarie su informativa e consenso. Sul piano tecnico il portale abbassa il numero di persone che si collegano davvero.
Si possono contare i visitatori con il wifi?
Solo con cautela. Il Garante per la protezione dei dati personali considera il MAC address dei telefoni un dato personale anche dopo la cifratura, e nel provvedimento n. 360 del 22 maggio 2018 ha respinto un sistema che rilevava i dispositivi in negozio e ne seguiva permanenza e ritorni: seguire gli spostamenti richiede il consenso informato delle persone. A questo si aggiunge un limite tecnico, perché i telefoni recenti usano indirizzi casuali e lo stesso visitatore risulta come molti dispositivi diversi. Restano utili i dati aggregati per area e fascia oraria letti dal controller, che non identificano nessuno.
Perché il wifi della galleria funziona male solo nei giorni di punta?
Perché è stato progettato per la copertura e non per la capacità, e collaudato a centro vuoto. Con la galleria piena succedono due cose insieme: i corpi delle persone attenuano il segnale e riducono le celle, e centinaia di dispositivi si dividono lo stesso tempo d’antenna. Se le celle sono grandi, i canali larghi e i data rate bassi ancora attivi, la rete regge il lunedì e crolla il sabato. Si corregge riducendo la larghezza dei canali a 20 MHz, alzando il data rate obbligatorio e ribilanciando le potenze, non aggiungendo apparati.
Servono access point da stadio in una galleria commerciale?
Quasi mai su tutta la superficie. Gli apparati ad alta densità con lobo stretto servono dove le persone stanno lontane dall’antenna: atri alti, piazze interne su più livelli, aree eventi. In una galleria con soffitto a 6 o 8 metri e negozi ai lati l’apparato corretto è quello con antenne direzionali integrate montato a soffitto. La verifica è sulla distanza: già a 30 metri la cella di un apparato direzionale copre quasi 300 metri quadri, e in una galleria piena sono molti più dispositivi di quanti una radio possa servire bene. Chi propone apparati da grande venue per tutto l’impianto sta sovradimensionando.
Meglio Cisco o Huawei per il wifi di un centro commerciale?
Funzionano entrambi, e la differenza non sta nella marca ma in tre cose. La prima è cosa c’è già: se la rete cablata, il controller e le competenze di chi fa manutenzione sono di un produttore, cambiare mondo aggiunge costo senza aggiungere copertura. Poi conta il tipo di spazio: dove le persone stanno lontane dall’antenna, come atri alti e piazze interne, gli apparati con lobo stretto scelto in progetto danno più controllo; in gallerie e negozi a soffitto normale le antenne intelligenti che adattano l’apertura fanno bene il loro lavoro con meno taratura. Infine l’alimentazione: alcuni apparati ad alta densità richiedono PoE++, altri restano dentro il PoE+, e questo cambia lo switch e a volte il quadro elettrico. La scelta si fa dopo il survey, non prima.
Ogni negozio può installare il proprio access point?
Tecnicamente sì, ed è la ragione per cui molte gallerie hanno una rete inutilizzabile. Decine di apparati domestici configurati a potenza massima, su canali scelti a caso e con reti sovrapposte, rendono inefficace qualunque impianto centrale. Le strade sane sono due: dare a ogni negozio una porta di rete dedicata con il proprio collegamento, oppure offrire un servizio wireless gestito dal centro con una rete logica separata per ciascun punto vendita. La scelta va scritta nel regolamento del centro, perché dopo l’apertura è difficile tornare indietro.
Fonti
- Cisco, Design Guide CX: Wireless for Large Public Networks, documento 222000, aggiornato al 3 marzo 2026: reti pubbliche di grandi dimensioni, limiti delle antenne omnidirezionali, larghezza dei canali, data rate obbligatori, client per radio, RxSOP, numero di SSID, DHCP.
- Cisco, Wireless 9179F Access Point Deployment Guide, documento 224989, aggiornato al 22 gennaio 2026: aperture dei lobi, guadagni di antenna, bilanciamento delle potenze con il limite EIRP in area ETSI, area coperta al variare della distanza, alimentazione.
- Huawei, AirEngine 6761-21 e 6761-21E Access Points: antenne a zoom dinamico, radio di scansione indipendente, alimentazione e utenti di targa.
- Huawei, AirEngine 6761-22T Access Point: architettura a tre radio.
- Per lo smart roaming e gli apparati esterni: Huawei, What Is AI Roaming? Why Do We Need AI Roaming? e AirEngine 8760R-X1 e 8760R-X1E, outdoor IP68 per stadi, piazze e aree pedonali.
- Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento n. 360 del 22 maggio 2018, doc. web 9022068: il MAC address è dato personale anche dopo la cifratura, e il tracciamento degli spostamenti richiede consenso informato.
- Decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, articolo 10, convertito dalla legge 98/2013: l’accesso wifi al pubblico non richiede l’identificazione degli utilizzatori; Garante, segnalazione del 5 luglio 2013, doc. web 2521701.
- DPR 1 agosto 2011, n. 151, allegato I, attività 69: locali adibiti a esposizione e vendita con superficie lorda superiore a 400 metri quadri.
- Decreto del Ministero dell’Interno 23 novembre 2018, Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2018, in vigore dal 2 gennaio 2019: capitolo V.8 del Codice di prevenzione incendi, norme tecniche per le attività commerciali.
- Decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37: dichiarazione di conformità degli impianti, compresi quelli di trasmissione dati.
Fonti verificate il 30 settembre 2026.
Nota di indipendenza
Netframe è un system integrator indipendente, non affiliata ai produttori citati salvo dove indicato: è partner certificato Cisco, Fortinet, Huawei, AudioCodes, Patton, 3CX e Ascom; Ekahau è uno strumento di lavoro, non una partnership. I valori riportati in questa guida vengono dalla documentazione ufficiale dei produttori citati e non sostituiscono il progetto redatto sul singolo edificio; la posa dei cavi e la parte elettrica restano a installatori e impiantisti abilitati. Netframe progetta e collauda reti wireless dalla sede di Modena, in tutta l’Emilia-Romagna e, per i grandi centri commerciali, in tutta Italia.
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