Categorie dei cavi di rete: 5e, 6, 6A, 7 e 8, cosa cambia davvero e quale scegliere

In breve. Le categorie dei cavi di rete (5e, 6, 6A, 7, 8) dicono fino a quale frequenza il cavo trasmette un segnale pulito, e da quella frequenza dipende la velocità Ethernet che regge su cento metri: la 5e porta 1 e 2,5 gigabit, la 6 arriva a 5 gigabit e ai 10 solo su tratte corte, la 6A porta i 10 gigabit su tutta la rete ed è la scelta per un cablaggio nuovo; la 7 non aggiunge velocità e usa connettori che gli apparati non hanno, la 8 serve nei data center su trenta metri. Sulla guaina contano anche lo schermo, il rame pieno, la classe di reazione al fuoco del regolamento europeo CPR (Construction Products Regulation) e il PoE (Power over Ethernet, l’alimentazione che passa dentro il cavo di rete), che scalda i fasci. Alla fine della posa ogni presa va certificata.

Questa guida è scritta da Netframe, system integrator IT con sede a Modena, che specifica il cablaggio nel progetto della rete e ne verifica la certificazione; la posa è dell’installatore.

Cos’è la categoria di un cavo di rete, spiegato semplice

Un cavo di rete sembra sempre lo stesso: una guaina, un connettore trasparente a otto contatti (l’RJ45, Registered Jack 45), otto fili colorati dentro. Eppure due cavi identici all’occhio possono essere molto diversi: uno porta il gigabit e l’altro dieci volte tanto; uno regge un access point da 40 watt e l’altro scalda; uno può passare in un ospedale e l’altro no. La differenza sta in quello che c’è scritto sulla guaina, e la prima parola da leggere è la categoria.

La categoria è una classe di prestazione. Dice fino a quale frequenza il cavo trasmette un segnale pulito, e da quella frequenza dipende la velocità che il cavo regge su cento metri. Categoria 5e, 6, 6A, 7, 8: il numero sale con la frequenza. Con la frequenza salgono anche il prezzo, il diametro e la cura con cui il cavo va posato. La categoria non è un marchio del produttore. È definita da norme internazionali: la ISO/IEC 11801 nel mondo (ISO e IEC, gli enti internazionali di normazione), la EN 50173 in Europa (EN, norma europea), la TIA-568 negli Stati Uniti (TIA, Telecommunications Industry Association). Un cavo la porta solo se un laboratorio ha misurato che la rispetta.

Questa guida spiega cosa porta ciascuna categoria, quali tre si incontrano davvero in un’azienda, cosa vuol dire schermato, cosa c’è di altro sulla guaina e come si sceglie il cavo per una rete nuova. Netframe non posa il cablaggio: lo specifica nel progetto della rete aziendale (categoria, schermatura, classe di reazione al fuoco, percorsi e numero di punti) e ne verifica la certificazione prima di collegare gli switch. La posa la fa l’installatore elettrico o l’impresa di cablaggio del cliente.

Le categorie: cosa porta ciascuna

Ogni categoria ha un numero di frequenza, e a ogni frequenza corrisponde la velocità che lo standard Ethernet garantisce su un collegamento di cento metri. Le due colonne vanno lette insieme: la frequenza è la caratteristica del cavo, la velocità è quello che ci si può fare.

Categoria Classe ISO/IEC 11801 Frequenza massima Velocità Ethernet garantita a 100 m Connettore Dove si trova
5e D 100 MHz 1 gigabit (1000BASE-T); 2,5 gigabit (2.5GBASE-T, 802.3bz) RJ45 Reti esistenti posate fino a metà anni 2010
6 E 250 MHz 1 gigabit; 5 gigabit (5GBASE-T, 802.3bz); 10 gigabit non garantiti: 37 m sicuri, fino a 55 m secondo il disturbo fra cavi (bollettino TIA TSB-155-A) RJ45 Reti degli ultimi dieci anni
6A EA 500 MHz 10 gigabit (10GBASE-T, 802.3an) su 100 m; anche 2,5 e 5 RJ45 Reti nuove, uffici e stabilimenti
7 F 600 MHz 10 gigabit GG45 o TERA, non RJ45 Raro; non riconosciuta dalla TIA
7A FA 1.000 MHz 10 gigabit GG45 o TERA, non RJ45 Raro
8.1 e 8.2 I e II 2.000 MHz 25 e 40 gigabit (25G e 40GBASE-T, 802.3bq), canale da 30 m con due sole connessioni RJ45 (8.1) o TERA e GG45 (8.2) Data center, fra switch e server

Come si legge la tabella

I cento metri sono la lunghezza del canale, cioè di tutto il percorso fra lo switch e il dispositivo, cordoni compresi. Il cavo fisso, quello che sta nei muri e nelle canaline, può essere lungo al massimo novanta metri: è il link permanente. I dieci metri che restano sono per i cordoni di permuta. Chi ricorda “novanta metri” ricorda il link, chi ricorda “cento” ricorda il canale: è la stessa regola vista da due punti.

Le velocità sono quelle che lo standard Ethernet corrispondente garantisce su quella lunghezza. Su cavi più corti la categoria inferiore a volte regge di più, ma un progetto non si fa sulle eccezioni. La categoria 6 con i 10 gigabit è il caso tipico, e la TIA lo ha messo per iscritto nel bollettino TSB-155-A (TSB, Telecommunications Systems Bulletin, i bollettini tecnici della TIA). Dice 37 metri sicuri, fra 37 e 55 a seconda del disturbo fra i cavi, oltre i 55 solo con interventi di mitigazione.

Nella categoria 7 e 7A il connettore non è più l’RJ45 che sta su ogni computer e su ogni switch. È il motivo per cui la 7 non è quasi mai la scelta giusta, e ci torniamo. La categoria 8, infine, riprende l’RJ45 nella versione 8.1, ma è fatta per trenta metri, non per cento, e serve dentro i data center. In un ufficio o in un capannone non ha senso.

Le tre categorie che si incontrano davvero

Categoria 5e: quello che c’è già

La categoria 5e è nella maggior parte degli edifici cablati fra la fine degli anni novanta e la metà degli anni dieci. Porta il gigabit su cento metri senza problemi. Lo standard IEEE 802.3bz del 2016 (IEEE, Institute of Electrical and Electronics Engineers, l’ente che scrive gli standard Ethernet) ha aggiunto i 2,5 gigabit su cento metri di categoria 5e, e i 5 gigabit su cento metri di categoria 6. È stato scritto proprio per far passare gli access point di nuova generazione sul cablaggio già posato, senza rifarlo.

C’è però una condizione che lo standard dice e le brochure no. La categoria 5e non è mai stata misurata contro il disturbo fra cavi vicini, perché quando è nata non serviva, e i 2,5 gigabit ne risentono. Per questo la TIA ha pubblicato il bollettino TSB-5021 e la ISO la guida tecnica 11801-9904. Dicono come qualificare un cablaggio 5e o 6 esistente prima di farci passare i 2,5 o 5 gigabit: si misura, non si presume.

Un cablaggio in categoria 5e in buono stato, certificato e riqualificato con quei test, non obbliga a rifare tutto per mettere gli access point nuovi. Basta che lo switch abbia porte multigigabit. Quello che la 5e non porta è il 10 gigabit. I suoi conduttori sono i più sottili (24 AWG, American Wire Gauge, la scala americana dei diametri dei fili, in cui il numero scende quando il filo cresce: circa mezzo millimetro), quindi scaldano di più con il PoE ad alta potenza. Chi ha una rete in 5e la tiene finché funziona e non la posa più nuova.

Categoria 6: la via di mezzo che si compra per sbaglio

La categoria 6 arriva a 250 MHz e porta il gigabit e i 5 gigabit su cento metri. Sui 10 gigabit non dà garanzie. La categoria 6 non è mai stata specificata contro il disturbo fra cavi vicini, il fenomeno che si chiama alien crosstalk, diafonia aliena. Il bollettino TIA TSB-155, che valuta il cablaggio 6 installato per il 10GBASE-T, dice 37 metri sicuri, fra 37 e 55 secondo il disturbo del fascio, oltre i 55 solo con mitigazione.

Il risultato è che una rete in categoria 6 porta i 10 gigabit su alcune prese e non su altre, a seconda della lunghezza. Nessuno sa quali finché non le misura. La categoria 6 costa poco meno della 6A e si sceglie spesso per quel poco. È la scelta che si rimpiange dopo cinque anni, quando i 10 gigabit servono agli access point Wi-Fi 7 e agli uplink.

Categoria 6A: la scelta per una rete nuova

La categoria 6A arriva a 500 MHz e porta i 10 gigabit su tutti i cento metri, in qualunque fascio. Lo standard la misura anche contro la diafonia aliena. Ha di norma conduttori da 23 AWG, come la 6 e più spessi dei 24 AWG della 5e. È la categoria che le linee guida sul cablaggio con alimentazione remota, TIA TSB-184-A e ISO/IEC TS 29125 (TS, Technical Specification), raccomandano per le installazioni nuove con PoE a quattro coppie da 60 e 90 watt. Il motivo è che consente fasci più grandi a parità di riscaldamento.

Costa più della 6 sul cavo e sulle prese. È più grossa: nella versione non schermata il diametro esterno sta indicativamente fra sette e otto millimetri, contro i sei della 6. Si piega meno, quindi vuole canaline più larghe e curve più dolci.

Ma è l’unica categoria con connettore RJ45 che porta i 10 gigabit su tutta la rete. Un cablaggio si posa per quindici o vent’anni, mentre gli switch e gli access point cambiano ogni cinque. Per una rete nuova, in ufficio come in stabilimento, la categoria 6A è quella che Netframe scrive nel progetto.

Categoria 7, 7A e 8: perché quasi mai

La categoria 7 e la 7A hanno frequenze più alte della 6A, 600 e 1.000 MHz. Ma la velocità Ethernet che portano su cento metri è la stessa: 10 gigabit. Non esiste uno standard Ethernet che sfrutti i loro megahertz in più su quella lunghezza. In cambio hanno due svantaggi.

Il primo è il connettore: la categoria 7 è definita con connettori GG45 e TERA, non con l’RJ45. Se si mette una presa RJ45 in fondo a un cavo di categoria 7, il collegamento è certificato al massimo come 6A. Si è pagato un cavo per una prestazione che il connettore non dà.

Il secondo è che la TIA, la norma americana a cui si rifanno i produttori di apparati, non riconosce la categoria 7. Nessuno switch, nessun access point ha una porta di categoria 7. Il cavo di categoria 7 si vede nelle offerte perché è sempre schermato e ha una bella sigla. Ma il valore che aggiunge alla 6A, in una rete aziendale, è zero.

La categoria 8 è un’altra cosa. Serve per 25 e 40 gigabit fra uno switch e i server nello stesso armadio, con un collegamento di trenta metri al massimo e due sole connessioni. Nel cablaggio di un edificio non si posa.

Schermato o non schermato

La seconda parola sulla guaina, dopo la categoria, dice se il cavo è schermato e come. Lo schermo è un foglio di alluminio o una calza di rame intorno alle coppie o intorno a tutto il fascio. Serve a tenere fuori i disturbi elettrici e a tenere dentro il segnale. La sigla è a due parti, separate da una barra: prima dello schermo generale intorno a tutto il cavo, poi dello schermo su ogni coppia.

Sigla ISO/IEC 11801 Schermo intorno al cavo Schermo su ogni coppia Nome comune Quando si usa
U/UTP Nessuno Nessuno UTP (Unshielded Twisted Pair), non schermato Uffici, ambienti senza disturbi
F/UTP Foglio Nessuno FTP (Foiled Twisted Pair) Uffici con disturbi moderati, categoria 6A compatta
U/FTP Nessuno Foglio Schermato a coppie Categoria 6A, buona difesa dalla diafonia aliena
S/FTP Calza Foglio Doppiamente schermato Stabilimenti, vicino a motori e inverter, categoria 7
SF/UTP Calza e foglio Nessuno Raro

Quando serve lo schermo

La regola pratica è questa. In un ufficio normale il cavo non schermato in categoria 6A va bene ed è più facile da posare. È però il più grosso, perché per difendersi dalla diafonia aliena senza schermo il produttore aumenta il diametro. In uno stabilimento, con motori, inverter, saldatrici e quadri elettrici lungo il percorso, il cavo schermato è la scelta. Per la categoria 6A la versione U/FTP o F/UTP è anche più sottile della non schermata.

Lo schermo va messo a terra

Lo schermo però funziona solo se è collegato a terra in modo corretto. Il collegamento si fa sul pannello di permutazione nell’armadio, verso la barra di terra dell’armadio; all’altro capo lo schermo prosegue senza interruzione nella presa schermata e, attraverso il cordone schermato, arriva al telaio del dispositivo. Uno schermo lasciato scollegato non protegge; uno schermo collegato a terra in due punti che stanno a potenziali diversi diventa un percorso per correnti di disturbo.

Per questo la norma EN 50310, che regola le connessioni equipotenziali e la messa a terra negli edifici con apparecchiature informatiche, chiede una rete di terra equipotenziale comune fra armadi e quadri: con quella rete lo schermo si collega a entrambe le estremità senza problemi, senza quella rete la messa a terra del cablaggio va progettata insieme all’impianto elettrico. Un cavo schermato posato senza seguire la norma rende meno di un cavo non schermato. La continuità dello schermo è una delle cose che Netframe verifica nel rapporto di certificazione prima di collegare gli switch.

Il cavo e il PoE

Sempre più dispositivi prendono la corrente dal cavo di rete (come spiega la guida agli switch PoE per access point e telefoni): access point, telefoni, telecamere, pannelli. Per il cavo la corrente vuol dire calore, e il calore cresce con il quadrato della corrente. Un access point da 40 watt scalda il cavo molto più di un telefono da 5. Due cose contano.

Lo spessore dei conduttori

I 23 AWG tipici della categoria 6 e 6A hanno meno resistenza dei 24 AWG della 5e. A parità di corrente scaldano meno e perdono meno potenza lungo i cento metri.

Il fascio e la temperatura

I cavi legati insieme in una canalina si scaldano a vicenda, e quelli al centro non si raffreddano. Le linee guida TIA TSB-184-A e ISO/IEC TS 29125 ragionano su un aumento di temperatura di 15 gradi al centro del fascio rispetto all’ambiente: la maggior parte dei cavi da interno è fatta per lavorare fino a 60 gradi e il caso peggiore considerato è un ambiente a 45. Da lì ricavano quanti cavi si possono legare per ogni categoria, sezione dei conduttori e corrente. La raccomandazione pratica per il PoE a quattro coppie è semplice: non superare i ventiquattro cavi per fascio e usare la categoria 6A nelle installazioni nuove.

Quando il fascio è più grande o l’ambiente più caldo, la regola è accorciare il link o abbassare la temperatura massima ammessa. Le tabelle della TSB-184-A danno l’aumento di temperatura per dimensione del fascio, sezione dei conduttori e corrente per coppia: un fascio grande di 5e da 24 AWG con il PoE da 90 watt è il caso peggiore, e l’aumento si somma alla temperatura dell’ambiente. In un capannone d’estate, con le canaline sotto il tetto a 45 gradi, è un limite reale, e il link va anche accorciato per la temperatura (la regola è più avanti). Il progetto ne tiene conto scegliendo la 6A e fasci più piccoli.

Il cavo e gli access point: 2,5 e 5 gigabit

Fino a poco tempo fa la porta di un access point era da un gigabit, e qualunque categoria dalla 5e in su bastava. Il gigabit è diventato stretto prima di quanto si pensi.

Quanto porta la radio a 5 GHz

Già un access point Wi-Fi 5 Wave 2 a quattro flussi su canale da 80 MHz ha una velocità nominale di 1,7 gigabit. E siamo sulla radio a 5 GHz. Un Wi-Fi 6 a quattro flussi su canale da 160 MHz arriva a 4,8 gigabit, sempre a 5 GHz. Con due flussi su 80 MHz, il caso più comune, si è a 1,2 gigabit. Sono velocità di modulazione, e quello che passa davvero è più o meno la metà. Ma il punto resta: la sola radio a 5 GHz supera il gigabit. È per questo che lo standard 802.3bz è nato nel 2016, con il Wi-Fi 5 e prima della banda a 6 GHz.

Gli access point Wi-Fi 6E e Wi-Fi 7 aggiungono la terza radio a 6 GHz e hanno porte da 2,5 o 5 gigabit, come spiega la guida al Wi-Fi 7 in azienda. Su una porta dello switch da 1 gigabit lavorano a un gigabit.

Cosa fare sul cablaggio esistente e su quello nuovo

Lo standard IEEE 802.3bz porta i 2,5 gigabit sulla categoria 5e e i 5 gigabit sulla categoria 6, su cento metri, dopo la riqualificazione del cablaggio esistente di cui sopra. È lo standard che ha salvato milioni di metri di cavo già posato.

Per una rete nuova, però, la domanda è cosa ci sarà fra dieci anni sulla stessa presa. La risposta prudente è 10 gigabit, cioè categoria 6A. Chi progetta il wifi con un site survey sa dove andranno gli access point. Quelle prese si fanno in 6A per prime, anche se il resto dell’edificio resta com’è.

Le altre parole sulla guaina

La categoria e lo schermo non sono tutto quello che c’è scritto sul cavo. Altre quattro cose decidono se il cavo è quello giusto.

Rame pieno, non alluminio ramato

Un cavo di rete da posa ha conduttori in rame pieno, un solo filo per conduttore, di sezione dichiarata in AWG. La TIA-568.2-D ammette per il cavo orizzontale conduttori pieni da 22 a 24 AWG. In pratica la 5e è da 24, la 6 e la 6A da 23. Sul mercato esiste il cavo con conduttori in alluminio ricoperto di rame, venduto come CCA (Copper Clad Aluminium). Costa la metà, ha una resistenza molto più alta, scalda con il PoE, si spezza nelle curve e non supera la certificazione.

Non rispetta né la ISO/IEC 11801 né la TIA-568, e un cavo CCA con scritto sopra “categoria 6” è un cavo con una scritta falsa. Nel collaudo lo si scopre subito. La resistenza in continua di un conduttore in rame da 24 AWG non supera i 9,38 ohm su cento metri, quella dell’alluminio ramato è molto più alta. Nel progetto si scrive “rame pieno”.

La classe di reazione al fuoco

Dal luglio 2017 ogni cavo posato in modo permanente in un edificio, anche quello dati, deve avere una classe di reazione al fuoco. Lo chiede il Regolamento europeo sui prodotti da costruzione, il CPR (Construction Products Regulation, Regolamento (UE) 305/2011). Le classi si chiamano Euroclassi e sono sette, dalla Aca alla Fca. Tre lettere aggiuntive dicono quanto fumo fa il cavo quando brucia (s1, s2, s3), se gocciola particelle incandescenti (d0, d1, d2) e quanto sono acidi i fumi (a1, a2, a3). La classificazione è definita dal Regolamento delegato (UE) 2016/364 e dalla norma EN 13501-6, la prova e la marcatura dalla EN 50575. Il cavo deve riportare sulla guaina il produttore, la sigla e la classe.

In Italia la tabella CEI UNEL 35016 (CEI è il Comitato Elettrotecnico Italiano, UNEL l’ente di unificazione elettrotecnica che pubblica le tabelle) ha scelto quattro combinazioni che coprono le prescrizioni della CEI 64-8. Eca vale per gli ambienti ordinari a basso affollamento. Cca-s3,d1,a3 e Cca-s1b,d1,a1 valgono per i luoghi a maggior rischio in caso di incendio. La seconda, con fumi poco opachi e poco acidi, serve negli edifici ad alto affollamento, nelle scuole, negli ospedali, nelle case di riposo, nei centri commerciali. B2ca-s1a,d1,a1 vale per le stazioni, gli aeroporti, le metropolitane e le gallerie. La Dca, che i produttori vendono in tutta Europa, non è fra le quattro italiane e va accettata solo dove il progetto elettrico la ammette.

Non è il progettista di rete a stabilire la classe: dipende dalla destinazione d’uso dell’edificio e la decide chi progetta l’impianto elettrico. Ma il progetto di rete deve indicarla, perché un cavo Eca posato in un ospedale è un cavo da togliere.

LSZH e la guaina

La sigla LSZH (Low Smoke Zero Halogen) vuol dire che la guaina, se brucia, fa poco fumo e non libera gas alogeni, cioè acidi. È una caratteristica del materiale, non una classe CPR. Un cavo LSZH può essere Dca o B2ca, e la classe è quella che vale per legge. Per l’esterno esiste il cavo con guaina in polietilene, che resiste all’acqua e ai raggi ultravioletti. Non è adatto agli interni, perché brucia bene, e infatti è di classe Fca, cioè senza prestazione al fuoco dichiarata. Fra un edificio e l’altro si usa quello, dentro l’edificio si cambia, e l’ingresso nell’edificio va tenuto corto.

Rigido e flessibile

Il cavo posato nelle canaline e nei muri ha conduttori rigidi, un filo per conduttore. I cordoni di permuta, quelli fra la presa e il computer e fra il pannello e lo switch, hanno conduttori a trefoli, più flessibili e più resistenti alle piegature ripetute. I due non si scambiano. Un cordone da tre metri fatto con cavo rigido si spezza in pochi mesi. Un cavo a trefoli posato per novanta metri perde più segnale di quanto lo standard consenta.

Il canale, il link e la certificazione

I cento metri dello standard non sono di cavo. Sono di canale, cioè tutto quello che c’è fra la porta dello switch e la porta del dispositivo. Il canale è fatto di un link permanente, cioè il cavo fisso fra il pannello nell’armadio e la presa a muro. Può essere lungo al massimo novanta metri. A questo si aggiungono i cordoni di permuta, per altri dieci metri al massimo in totale, con non più di quattro connessioni lungo il percorso. Un progetto che porta il cavo fisso a cento metri non lascia spazio ai cordoni, e la presa più lontana non funziona.

I novanta metri valgono a 20 gradi. La ISO/IEC 11801 chiede di accorciare il link dello 0,4 per cento per ogni grado in più fino a 40 gradi, e dello 0,6 per cento oltre, perché il rame caldo attenua di più (vale per il cavo non schermato; per lo schermato la riduzione è dello 0,2 per cento per grado). In una canalina sotto il tetto a 45 gradi i novanta metri diventano ottanta.

Il rapporto di certificazione

Alla fine della posa ogni link va misurato con uno strumento di certificazione. Lo strumento verifica frequenza per frequenza che il collegamento rispetti la classe dichiarata: lunghezza, attenuazione, diafonia, resistenza, ritorno. Il risultato è un rapporto con una riga per ogni presa, con esito passato o fallito e i margini.

Il rapporto di certificazione è il documento che dice che il cablaggio è quello che c’è scritto sul contratto. È la prima cosa che Netframe chiede all’installatore prima di collegare gli switch. Senza rapporto una presa che non funziona è una discussione, con il rapporto è una riga da rifare.

Come si sceglie la categoria in cinque passi

1. Cosa ci sarà in fondo al cavo fra dieci anni

Non quello che c’è oggi: quello che ci sarà quando il cavo avrà dieci anni e gli apparati saranno cambiati due volte. Per le prese degli access point, dei server, degli uplink fra armadi la risposta è 10 gigabit. Per le prese delle scrivanie oggi basta il gigabit. Ma il cavo è lo stesso, e il costo in più della 6A sulla presa singola è piccolo rispetto a riaprire i controsoffitti.

2. L’ambiente

Ufficio o stabilimento, disturbi elettrici o no, temperatura nelle canaline, fasci fitti o radi. Da qui viene la scelta fra schermato e non schermato e la dimensione dei fasci.

3. La classe di reazione al fuoco

Si prende dal progetto elettrico dell’edificio, o dalla CEI 64-8 in base alla destinazione d’uso, e si scrive nel capitolato. Se l’edificio è un ospedale, una scuola o un centro commerciale, la classe cambia il cavo e il prezzo, ed è meglio saperlo prima dell’offerta.

4. Il PoE

Quanti dispositivi alimentati dal cavo e di che potenza. Con access point da più di 30 watt la categoria 6A e i fasci piccoli non sono un’opzione ma un requisito.

5. Le distanze

Si misurano i percorsi reali, con le salite e le discese, non la distanza in pianta. Le prese oltre i novanta metri di link vogliono un armadio intermedio o la fibra, e vanno individuate sul progetto, non alla fine della posa.

Gli errori che si trovano più spesso

  • Categoria 6 scelta al posto della 6A per risparmiare poco, con i 10 gigabit che arrivano solo sulle prese sotto i 37 metri.
  • Cavo di categoria 7 con prese RJ45: si è pagato un cavo per una prestazione che il connettore non dà.
  • Cavo in alluminio ramato con scritto sopra “categoria 6”.
  • Cavo schermato con lo schermo scollegato, o collegato a terra in modo sbagliato.
  • Classe CPR non indicata nel capitolato, e cavo Eca posato in un edificio che vuole la Cca.
  • Link permanente più lungo di novanta metri “perché lo switch è lì”.
  • Cavo rigido usato per i cordoni di permuta.
  • Cavo da interno posato fra due edifici, o cavo da esterno posato dentro.
  • Nessun rapporto di certificazione, o un rapporto fatto con un tester di verifica invece che di certificazione.
  • Fasci di quaranta cavi sotto il tetto di un capannone con access point da 40 watt, contro i ventiquattro raccomandati.

Domande frequenti sulle categorie dei cavi di rete

Che differenza c’è fra cat 6 e cat 6A?

La categoria 6 arriva a 250 MHz e non garantisce i 10 gigabit. Il bollettino TIA TSB-155 li dà per sicuri fino a 37 metri e possibili fino a 55 secondo il disturbo fra i cavi. La categoria 6A arriva a 500 MHz e porta i 10 gigabit su tutti i cento metri di canale, in qualunque fascio. È anche la categoria raccomandata dalle linee guida sul PoE ad alta potenza. Per una rete nuova la 6A è la scelta, perché il cablaggio dura quindici o vent’anni e gli apparati che verranno chiederanno i 10 gigabit.

Il cavo cat 7 è meglio del cat 6A?

No, in una rete aziendale non aggiunge nulla. Ha una frequenza più alta ma la velocità Ethernet su cento metri è la stessa, 10 gigabit. È definito con connettori GG45 e TERA e non con l’RJ45, quindi con le prese normali il collegamento è certificato al massimo come 6A. La norma americana TIA, a cui si rifanno i produttori di switch e access point, non lo riconosce.

Serve il cavo schermato?

In un ufficio normale no: la categoria 6A non schermata va bene ed è più semplice da posare. In uno stabilimento con motori, inverter e quadri elettrici lungo il percorso sì, e la 6A schermata è anche più sottile. Lo schermo però funziona solo se è collegato a terra correttamente, sul pannello nell’armadio e con la continuità fino al dispositivo, dentro una rete di terra equipotenziale come chiede la norma EN 50310.

Quale cavo serve per il PoE e per gli access point Wi-Fi 7?

Un access point Wi-Fi 6E o Wi-Fi 7 ha una porta da 2,5 o 5 gigabit e può chiedere fino a 40 watt dal cavo. Lo standard 802.3bz porta i 2,5 gigabit su cento metri di categoria 5e e i 5 gigabit su cento metri di categoria 6, dopo aver riqualificato il cablaggio esistente con i test del TSB-5021. Non obbliga quindi a rifare la rete. Per le prese nuove degli access point la categoria 6A è la scelta. Porta i 10 gigabit ed è la categoria che le linee guida TSB-184-A e ISO/IEC TS 29125 raccomandano con il PoE ad alta potenza.

Cosa vuol dire la sigla CPR sul cavo di rete?

È la classe di reazione al fuoco, obbligatoria per ogni cavo posato in modo permanente in un edificio dal luglio 2017. In Italia la CEI UNEL 35016 fissa quattro combinazioni per rispettare la CEI 64-8. Eca vale negli ambienti ordinari. Cca-s3,d1,a3 e Cca-s1b,d1,a1 valgono nei luoghi a maggior rischio, la seconda negli edifici ad alto affollamento, nelle scuole e negli ospedali. B2ca-s1a,d1,a1 vale nelle stazioni, negli aeroporti e nelle gallerie.

Netframe posa il cablaggio strutturato?

No. Netframe progetta la rete aziendale, a Modena e in tutta l’Emilia-Romagna. Nel progetto specifica il cablaggio: categoria, schermatura, classe di reazione al fuoco, percorsi, numero di punti e distanze. La posa la esegue l’installatore elettrico o l’impresa di cablaggio del cliente; Netframe verifica il rapporto di certificazione e collega e configura gli apparati.

Fonti

  • ISO/IEC 11801-1:2017, Generic cabling for customer premises: categorie, classi dei canali, sigle della schermatura
  • EN 50173-1, cablaggio strutturato generico, e EN 50310, connessioni equipotenziali e messa a terra negli edifici con apparecchiature per le tecnologie dell’informazione, citate in forma descrittiva
  • ANSI/TIA-568.2-D, Balanced twisted-pair telecommunications cabling and components standard, citata in forma descrittiva
  • IEEE 802.3bz-2016, Ethernet a 2,5 e 5 gigabit su cavo in rame di categoria 5e e 6; IEEE 802.3an-2006 (10GBASE-T) e IEEE 802.3bq-2016 (25G e 40GBASE-T) incorporati nello standard IEEE 802.3, citati in forma descrittiva
  • TIA TSB-155-A, valutazione del cablaggio di categoria 6 installato per il 10GBASE-T (37 e 55 metri), e TIA TSB-5021 e ISO/IEC TR 11801-9904 (TR, Technical Report), qualificazione del cablaggio 5e e 6 installato per 2.5G e 5GBASE-T, citate in forma descrittiva
  • IEEE 802.3bt-2018, Power over Ethernet a quattro coppie
  • TIA TSB-184-A e ISO/IEC TS 29125, linee guida per il cablaggio con alimentazione remota: ventiquattro cavi per fascio, categoria 6A raccomandata per il PoE a quattro coppie, tabelle dell’aumento di temperatura per fascio e corrente, citate in forma descrittiva; Fluke Networks, To bundle or not bundle, per i ventiquattro cavi con conduttori da 24 AWG o più grossi, cavo da 60 gradi e ambiente fino a 45
  • Regolamento (UE) 305/2011, prodotti da costruzione, e Regolamento delegato (UE) 2016/364, classificazione della reazione al fuoco dei cavi; norma armonizzata EN 50575 e norma di classificazione EN 13501-6
  • CEI 64-8 e CEI UNEL 35016 (settembre 2016), le quattro classi di reazione al fuoco per i luoghi di installazione italiani, citate in forma descrittiva
  • IEEE 802.11ac e 802.11ax, velocità di modulazione per numero di flussi e larghezza di canale a 5 GHz, citati in forma descrittiva

Fonti verificate il 22 settembre 2026.

Nota di indipendenza

Netframe è un system integrator indipendente, non affiliata ai produttori citati salvo dove indicato: è partner certificato Fortinet, Cisco, Huawei, AudioCodes, Patton, 3CX e Ascom. Le indicazioni sulla classe di reazione al fuoco non sostituiscono il progetto dell’impianto elettrico.

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