Fibra ottica in azienda: quando serve, OM4 o OS2, quanto lontano arriva e come si collauda

In breve. La fibra ottica serve quando il percorso supera i novanta metri di cavo fisso, sempre fra due edifici (i due impianti di terra non vanno collegati con il rame) e nelle dorsali degli stabilimenti con forti disturbi elettrici. Dentro un edificio si posa la multimodale OM4, che porta i 10 gigabit a 400 metri con moduli ottici economici; fra edifici e sulle dorsali che devono durare vent’anni la monomodale OS2, che porta tutte le velocità a 10 chilometri. Contano poi i connettori, il cavo intorno alla fibra con la sua classe di reazione al fuoco, il budget ottico calcolato prima della posa e il collaudo in due livelli. La fibra non porta il PoE (Power over Ethernet, l’alimentazione che passa dentro il cavo di rete): gli access point restano sul rame, dietro un piccolo switch PoE in fondo alla dorsale.

Questa guida è scritta da Netframe, system integrator IT con sede a Modena, che specifica la fibra nel progetto della rete e ne verifica il collaudo; la posa e le giunzioni sono dell’impresa di cablaggio.

Quando la fibra serve davvero, spiegato semplice

Il cavo di rete in rame arriva a cento metri di canale, con novanta metri di cavo fisso. Oltre quella distanza il segnale non è più garantito, e non c’è categoria che lo allunghi. In un ufficio su un piano, per esempio, non è mai un problema. In un capannone da duecento metri, in un’azienda con due palazzine, in uno stabilimento con i reparti sparsi, lo è sempre. Lì si mette la fibra ottica.

La fibra porta il segnale con la luce dentro un filo di vetro sottile come un capello. Perde molto meno segnale per metro di quanto perda il rame, e non risente dei motori, degli inverter e dei quadri elettrici. Poiché il vetro non conduce la corrente, non porta i fulmini da un edificio all’altro. In cambio non porta il PoE, vuole un modulo ottico alle due estremità e vuole più cura nella posa e nel collaudo.

Questa guida spiega quando la fibra serve in un edificio e quando no, e quali tipi esistono. Spiega quanto lontano arriva ciascuno con le velocità di oggi, come si legge una scheda tecnica e come si collauda. Netframe non posa e non giunta la fibra. La specifica nel progetto della rete aziendale: tipo, numero di fibre, connettori, percorsi e budget ottico. Sceglie e configura gli switch e i moduli ottici alle due estremità, e verifica il rapporto di collaudo prima di accendere i collegamenti. La posa e le giunzioni le fa l’impresa di cablaggio del cliente.

I tre casi in cui la fibra è obbligata

Oltre i novanta metri

È il caso più semplice. Se fra l’armadio di rete e la presa più lontana ci sono più di novanta metri di percorso reale, il rame non arriva. E il percorso reale conta le salite e le discese. Allora si mette un secondo armadio vicino alle prese lontane e lo si collega al primo con la fibra. Il tratto in fibra fra i due armadi si chiama dorsale, e nella norma ISO/IEC 11801 (ISO e IEC, gli enti internazionali di normazione) è il cablaggio di dorsale di edificio.

Fra due edifici

Fra due edifici il rame non va mai posato, anche se la distanza è corta. Il motivo non è la velocità ma la corrente. Due edifici hanno due impianti di terra, e un cavo di rame che li collega diventa il percorso per le differenze di potenziale e per le sovratensioni dei fulmini. Di conseguenza un temporale può bruciare gli switch da tutte e due le parti. La fibra è vetro, non conduce, e isola i due impianti. Nella norma è il cablaggio di dorsale di campus.

Dove i disturbi elettrici sono forti

In uno stabilimento con saldatrici, forni a induzione, inverter di potenza e cabine elettriche lungo il percorso, anche il rame schermato può non bastare. La fibra non sente i campi elettromagnetici, e per le dorsali di reparto è la scelta che evita i problemi che poi nessuno sa spiegare. Lo stesso vale per i collegamenti fra i quadri della rete di produzione, dove la continuità conta più del costo.

Multimodale e monomodale

Esistono due famiglie di fibra, e la scelta fra le due è la prima decisione del progetto. La differenza sta nel diametro del nucleo, la parte di vetro in cui viaggia la luce.

Multimodale: il nucleo largo

La fibra multimodale ha un nucleo da 50 micron (le vecchie da 62,5). La luce ci entra in molti modi, cioè per molti percorsi, e i percorsi diversi arrivano in momenti diversi. È il limite che riduce la distanza al crescere della velocità. In compenso i moduli ottici che la usano, con laser VCSEL (Vertical-Cavity Surface-Emitting Laser, un laser a semiconduttore economico) a 850 nanometri, costano poco. La norma ISO/IEC 11801 la classifica in OM1, OM2, OM3, OM4 e OM5 (OM sta per Optical Multimode), dove il numero cresce con la banda; OM1 e OM2 restano in norma solo per gli impianti esistenti. Oggi, in pratica, si posa OM4, e in un edificio è la scelta normale.

Monomodale: il nucleo stretto

La fibra monomodale ha un nucleo da 9 micron. La luce ci passa in un solo modo, e la distanza non è più limitata dai percorsi: si arriva a chilometri. I moduli ottici lavorano a 1310 o 1550 nanometri e costano di più, anche se la differenza si è ridotta molto. La norma la classifica in OS1a e OS2 (OS sta per Optical Single-mode; la vecchia OS1 resta in norma solo per gli impianti esistenti); oggi si posa solo OS2. È la scelta obbligata fra edifici lontani, e la scelta prudente per le dorsali che dovranno reggere le velocità dei prossimi vent’anni.

Le classi a confronto

Tipo Nucleo Banda modale a 850 nm (MHz·km) Colore della guaina Dove si trova
OM1 62,5 micron 200, sorgente LED Arancione Impianti vecchi, non si posa più
OM2 50 micron 500, sorgente LED Arancione Impianti vecchi, non si posa più
OM3 50 micron 2.000, sorgente laser Acqua Impianti degli ultimi vent’anni
OM4 50 micron 4.700, sorgente laser Acqua o viola Dorsali nuove dentro l’edificio
OM5 50 micron 4.700, sorgente laser, più lunghezze d’onda fino a 953 nm Verde lime Data center, raro in azienda
OS2 9 micron Non si applica Giallo Fra edifici, dorsali lunghe, dorsali per il futuro

La banda modale, in MHz·km (megahertz per chilometro), dice quanto segnale la fibra trasporta senza confonderlo su un chilometro: per OM1 e OM2 è misurata con una sorgente LED (Light Emitting Diode, un diodo luminoso), per OM3 e OM4 con il laser che usano i moduli di oggi, e i due numeri non si confrontano fra loro. I colori sono quelli che le norme suggeriscono e i produttori seguono, e sono il modo più rapido per capire cosa c’è in un armadio. Il viola della OM4 è nato per distinguerla dalla OM3, che ha lo stesso colore acqua.

Quanto lontano arriva: le distanze che contano

La distanza non dipende solo dalla fibra ma dalla coppia fibra e modulo ottico. Per esempio, lo stesso cavo OM4 porta il gigabit a 550 metri e i 100 gigabit a 100. Le distanze le fissa lo standard IEEE 802.3 (IEEE, Institute of Electrical and Electronics Engineers, l’ente che scrive gli standard Ethernet) per ogni tipo di modulo, e sono queste.

Velocità e modulo OM3 OM4 OS2
1 gigabit, 1000BASE-SX (multimodale) e 1000BASE-LX (monomodale) 550 m 550 m 5 km (LX), 10 km con i moduli commerciali
10 gigabit, 10GBASE-SR e 10GBASE-LR 300 m 400 m 10 km (LR)
25 gigabit, 25GBASE-SR e 25GBASE-LR 70 m 100 m 10 km (LR)
40 gigabit, 40GBASE-SR4 (otto fibre) e 40GBASE-LR4 100 m 150 m 10 km (LR4)
100 gigabit, 100GBASE-SR4 (otto fibre) e 100GBASE-LR4 70 m 100 m 10 km (LR4)

La tabella dice tre cose. Dentro un edificio, con dorsali da cento o duecento metri, la OM4 porta i 10 gigabit e in molti casi anche i 25 e i 40. Sopra i 25 gigabit la multimodale si accorcia in fretta, e i moduli a quattro corsie (SR4, Short Reach su quattro coppie di fibre) vogliono otto fibre invece di due. Infine la OS2 porta tutto a 10 chilometri, e la sua distanza non si accorcia con la velocità. È il motivo per cui, quando il costo dei moduli non è un vincolo, la monomodale è la dorsale che non si rifà.

I moduli ottici

Il modulo ottico è la scatoletta che si infila nello switch e converte il segnale elettrico in luce. Ha una sigla che dice velocità e portata: SR (Short Reach) per i tratti corti in multimodale, LR (Long Reach) per i tratti lunghi in monomodale. Ha un fattore di forma: SFP (Small Form-factor Pluggable) per il gigabit, SFP+ per i 10, SFP28 per i 25, QSFP+ (Quad SFP, a quattro corsie) per i 40, QSFP28 per i 100. Infine ha un tipo di fibra. Perciò un modulo SR su fibra OS2 non funziona. Un modulo LR su fibra OM4 non è previsto dallo standard: può accendersi su tratti corti, ma senza garanzie. Il modulo e la fibra vanno scelti insieme, ed è una delle cose che Netframe fa nel progetto e verifica prima dell’ordine.

I connettori

Tre connettori coprono quasi tutti i casi.

LC: quello degli switch

Il connettore LC (Lucent Connector, dal nome dell’azienda che lo ha creato) è piccolo, con una ferula (il cilindro di ceramica che tiene la fibra) da 1,25 millimetri, e sta in coppia (duplex) su ogni modulo ottico SFP. Oggi è lo standard di fatto sugli apparati e sui pannelli nuovi.

SC: quello che si trova già

Il connettore SC (Subscriber Connector) è più grande, con una ferula da 2,5 millimetri. Si trova sui pannelli e sui convertitori più vecchi e sugli apparati degli operatori. Fra SC e LC si passa con un cordone misto, senza problemi.

MPO: quello a molte fibre

Il connettore MPO (Multi-fiber Push-On) tiene dodici o ventiquattro fibre in un solo innesto. Serve per i moduli a quattro corsie, 40 e 100 gigabit, e per i cavi preterminati in fabbrica che si posano senza giunzioni. In una PMI (piccola o media impresa), quindi, si vede sulle dorsali dei data center e poco altro.

UPC e APC: il verde non si mescola con il blu

La faccia del connettore può essere perpendicolare alla fibra (UPC, Ultra Physical Contact: connettore blu sulla monomodale, beige o acqua sulla multimodale) o inclinata di otto gradi (APC, Angled Physical Contact, connettore verde). L’APC riflette meno luce indietro e si usa sulla monomodale, soprattutto negli impianti degli operatori e nei collegamenti lunghi. UPC e APC però non si accoppiano: un connettore verde su una presa blu fa un collegamento che perde tanto o non funziona. In un edificio la regola è una sola: tutto UPC sulla multimodale, e sulla monomodale una scelta sola per tutto l’impianto, scritta nel progetto.

Il cavo intorno alla fibra

La fibra da sola è fragile. Quello che la rende posabile è il cavo che la contiene, e sulla guaina ci sono le stesse quattro parole che contano sul rame.

Interno, esterno o misto

Il cavo da interno ha le fibre in un rivestimento aderente (tight buffer), è flessibile e si termina bene con i connettori. Il cavo da esterno ha le fibre libere in tubetti (loose tube), spesso riempiti di gel o di materiale che blocca l’acqua. Ha la guaina in polietilene che resiste all’acqua e al sole, e spesso un’armatura contro i roditori. Il cavo da esterno non va posato dentro l’edificio, perché la guaina in polietilene brucia facilmente. Entra invece in una scatola di transizione vicino al muro, e da lì prosegue un cavo da interno. Oppure si posa un cavo misto interno ed esterno, con guaina adatta a tutti e due, che evita la giunzione.

La classe di reazione al fuoco

La fibra è soggetta come il rame al Regolamento europeo sui prodotti da costruzione, il CPR (Construction Products Regulation). Ogni cavo posato in modo permanente in un edificio ha una classe di reazione al fuoco (le Euroclassi, dalla Fca alla Aca; per i cavi dati contano Eca, Cca e B2ca). In Italia vale la stessa tabella della norma CEI 64-8 e della CEI UNEL 35016 (CEI è il Comitato Elettrotecnico Italiano, UNEL l’ente che pubblica le tabelle di unificazione elettrotecnica), spiegata nella guida alle categorie dei cavi di rete. Di conseguenza un cavo in fibra Eca in un ospedale è un cavo sbagliato come lo sarebbe uno in rame.

La fibra che si piega

Le fibre monomodali della raccomandazione ITU-T G.657 (ITU-T è il settore di normazione dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni) sopportano curve strette, fino a pochi millimetri di raggio, senza perdere luce. Sono la scelta nelle canaline strette, negli armadi affollati e nei percorsi con molte curve. Anche le multimodali moderne sono tolleranti alle curve. Ma il raggio minimo scritto sulla scheda del cavo resta un limite di posa, e il collaudo lo scopre quando non è stato rispettato.

Quante fibre

Il numero di fibre in un cavo è la scelta che costa poco al momento della posa e molto dopo. Un collegamento fra due switch, infatti, usa due fibre. Un cavo da dodici fibre ne lascia dieci per gli switch di domani, per un secondo percorso ridondato, per la telefonia o la videosorveglianza su una rete separata. Fra due edifici si posano dodici o ventiquattro fibre monomodali: il cavo è una piccola parte del costo, quasi tutto sta nella posa, che si fa una volta sola.

Il budget ottico: i conti prima della posa

Ogni modulo ottico ha una potenza di trasmissione e una sensibilità di ricezione. La differenza è il budget: quanta luce si può perdere lungo il percorso prima che il collegamento non funzioni. Ogni tratto di fibra, ogni connettore e ogni giunzione, infatti, tolgono una parte.

I numeri di riferimento delle norme sono questi. La fibra multimodale perde al massimo 3,5 dB (decibel, l’unità con cui si misura la perdita di segnale) per chilometro a 850 nanometri; la monomodale OS2 al massimo 0,4 dB per chilometro a 1310 nanometri secondo la ISO/IEC 11801, e 1,0 dB nei valori della TIA-568.3 (TIA, Telecommunications Industry Association, l’ente americano) per i cavi da interno. Un connettore ben fatto perde al massimo 0,75 dB, una giunzione a fusione 0,3 dB.

Per un collegamento a 10 gigabit su OM4 da 200 metri con due connettori il conto è 0,7 dB di fibra più 1,5 di connettori. Fanno 2,2 dB, sotto i 2,9 dB che lo standard IEEE concede a quella distanza. Con quattro connettori e una giunzione si arriva a 4,0, e il collegamento può non funzionare anche se la fibra è nuova. Per questo il budget si calcola nel progetto, non si scopre al collaudo.

Il collaudo

La fibra si collauda in due livelli: la norma americana TIA-568.3 li chiama Tier 1 e Tier 2, la ISO/IEC 14763-3 chiama il secondo collaudo esteso.

Tier 1: quanto perde

Si misura con una sorgente e un misuratore di potenza (OLTS, Optical Loss Test Set) la perdita totale di ogni fibra, in tutte e due le direzioni e alle lunghezze d’onda di lavoro. Si misurano anche la lunghezza e la polarità. È il collaudo obbligatorio, perché dice se il collegamento sta dentro il budget. Il rapporto ha una riga per fibra, con il valore misurato e il limite; cosa deve contenere, anche per il rame, è nella guida alla certificazione del cablaggio.

Tier 2: dove perde

Si misura con un riflettometro (OTDR, Optical Time Domain Reflectometer) che manda un impulso di luce e legge cosa torna indietro. Il risultato è un grafico che mostra ogni connettore, ogni giunzione, ogni curva stretta lungo il percorso, con la perdita di ciascuno. Serve sulle dorsali lunghe, fra edifici e ovunque ci siano giunzioni, e serve dopo per capire dove si è rotto qualcosa. Per questo il rapporto Tier 2 è quello che Netframe chiede sempre sulle dorsali fra edifici.

La pulizia

La maggior parte dei collegamenti in fibra che non funzionano ha un connettore sporco. Un granello di polvere sulla faccia del connettore copre una parte del nucleo, che è molto più sottile di un capello. La norma IEC 61300-3-35 dice come si ispeziona un connettore con un microscopio e cosa è accettabile. Quindi ispezionare e pulire prima di ogni innesto è la regola, e i tappi antipolvere restano al loro posto finché il cordone non si inserisce.

La fibra e il PoE

La fibra non porta corrente. Gli access point, i telefoni e le telecamere che si alimentano dal cavo di rete restano sul rame, e la fibra serve a portare la rete vicino a loro. Il modo giusto, allora, è un piccolo switch PoE in fondo alla dorsale in fibra, in un armadio di piano o di reparto, con le prese in rame da lì. Per il wifi in un capannone lungo si progetta così. La fibra corre sotto il tetto fino a due o tre armadi di reparto, e da ogni armadio partono i cavi in rame verso gli access point entro i novanta metri.

Esistono anche cavi ibridi, con fibra e conduttori di rame per l’alimentazione nella stessa guaina. Servono per un singolo apparato lontano, per esempio una telecamera o un access point esterno. Per una rete intera, invece, l’armadio di reparto è la soluzione ordinata.

Come si progetta la fibra in cinque passi

1. Dove servono gli armadi

Si parte dalle prese: dove sono, e quali stanno oltre i novanta metri dall’armadio principale. Da lì vengono gli armadi di piano o di reparto e le dorsali che li collegano. In un capannone lungo, quindi, l’armadio si mette nel mezzo, non in fondo.

2. Multimodale o monomodale

Dentro l’edificio OM4. Fra edifici, invece, OS2. Sulle dorsali che devono durare vent’anni OS2 anche dentro, se il costo dei moduli non è un vincolo. Mai le due nello stesso collegamento.

3. Quante fibre e quali connettori

Dodici fibre per dorsale è il minimo sensato, ventiquattro fra edifici. Connettori LC UPC sulla multimodale; sulla monomodale una scelta sola per tutto l’impianto. Pannelli con almeno il doppio delle porte usate.

4. Il budget ottico e i moduli

Per ogni collegamento si calcola la perdita attesa e la si confronta con il budget del modulo alla velocità richiesta, oggi e fra cinque anni. I moduli si scelgono per fibra, velocità e distanza, e si scrivono nel progetto con il codice del produttore.

5. Il cavo e il percorso

Classe di reazione al fuoco dal progetto elettrico, cavo da interno, esterno o misto in base al percorso, raggio di curvatura rispettato, scatole di transizione dove il cavo cambia. E il collaudo Tier 1 su tutto, Tier 2 sulle dorsali lunghe, scritto nel capitolato prima dell’offerta.

Gli errori che si trovano più spesso

  • Rame fra due edifici, con gli switch bruciati al primo temporale.
  • Multimodale posata fra due palazzine perché costava meno, e i moduli da 10 gigabit che non arrivano.
  • Due fibre sole in una dorsale, e il secondo collegamento che non si può fare.
  • Modulo SR su fibra monomodale, o modulo LR su multimodale.
  • Connettore APC verde su un pannello UPC blu.
  • Cavo da esterno posato dentro l’edificio fino all’armadio.
  • Budget ottico mai calcolato, con il collegamento a 10 gigabit che va e viene.
  • Connettori mai ispezionati, e la polvere che fa perdere più della fibra.
  • Nessun rapporto di collaudo, o solo il Tier 1 su una dorsale con tre giunzioni.
  • Raggio di curvatura non rispettato nell’armadio, con la fibra che perde solo quando qualcuno chiude la porta.

Domande frequenti sulla fibra ottica in azienda

Quando conviene la fibra al posto del cavo di rete?

Quando il percorso supera i novanta metri di cavo fisso, sempre fra due edifici, e nelle dorsali degli stabilimenti con forti disturbi elettrici. Dentro un ufficio su un piano, invece, il rame in categoria 6A basta e porta anche il PoE, che la fibra non porta.

Meglio la fibra multimodale o monomodale?

Dentro un edificio la multimodale OM4 porta i 10 gigabit a 400 metri e i 40 a 150 con moduli economici. Fra edifici e sulle dorsali che devono durare vent’anni la monomodale OS2 porta tutte le velocità a 10 chilometri e non si accorcia al crescere della velocità. In ogni caso le due non si mescolano nello stesso collegamento.

Che differenza c’è fra OM3 e OM4?

La OM4 ha più del doppio della banda modale a 850 nanometri: 4.700 contro 2.000 MHz per chilometro, misurati con la stessa sorgente laser. Con i moduli 10GBASE-SR porta i 10 gigabit a 400 metri contro i 300 della OM3. A 40 e 100 gigabit arriva a 150 e 100 metri contro 100 e 70. Per una dorsale nuova, quindi, si posa OM4.

La fibra porta il PoE?

No, la fibra è vetro e non conduce corrente. Access point, telefoni e telecamere restano sul rame. La fibra porta la rete a un piccolo switch PoE di piano o di reparto, e da lì partono i cavi in rame entro i novanta metri. Per un singolo apparato lontano esistono cavi ibridi con fibra e conduttori di alimentazione.

Come si collauda la fibra?

Con il Tier 1, la misura della perdita totale di ogni fibra con sorgente e misuratore di potenza, obbligatoria su tutto. E con il Tier 2, il riflettometro OTDR che mostra la perdita di ogni connettore e giunzione lungo il percorso, necessario sulle dorsali lunghe e fra edifici. Infine il rapporto va confrontato con il budget ottico calcolato nel progetto.

Netframe posa la fibra ottica?

No. Netframe progetta la rete aziendale, a Modena e in tutta l’Emilia-Romagna, e nel progetto specifica la fibra: tipo, numero di fibre, connettori, percorsi, budget ottico e collaudo. Sceglie e configura gli switch e i moduli ottici, verifica il rapporto di collaudo e accende i collegamenti. La posa e le giunzioni le esegue l’impresa di cablaggio del cliente.

Fonti

  • ISO/IEC 11801-1:2017, Generic cabling for customer premises: classi OM1-OM5 e OS1a-OS2, attenuazioni massime di fibra, connessioni e giunzioni, dorsali di edificio e di campus
  • EN 50173-1:2018, cablaggio strutturato generico, e ANSI/TIA-568.3-E (2022), Optical fiber cabling and components standard: valori di attenuazione per i cavi da interno, collaudo Tier 1 e Tier 2, citate in forma descrittiva; ISO/IEC 14763-3, collaudo del cablaggio in fibra, citata in forma descrittiva
  • IEEE 802.3-2022, clausole 38 (1000BASE-SX e LX), 52 (10GBASE-SR e LR), 86 (40GBASE-SR4), 87 (40GBASE-LR4), 88 (100GBASE-LR4), 95 (100GBASE-SR4), 112 (25GBASE-SR) e 114 (25GBASE-LR): portate per tipo di fibra e perdita di canale ammessa
  • IEEE 802.3 Maintenance, Defining 10GBASE-SR over OM4 media (2011): 400 metri e 2,9 dB di perdita di canale su OM4
  • Ethernet Alliance, 10GbE Standardized to 400 Meters on OM4 Fiber (2012): portate del 10GBASE-SR su OM1, OM2, OM3 e OM4
  • IEC 61300-3-35:2022, ispezione visiva delle facce dei connettori ottici
  • ITU-T G.652 e G.657 (edizioni di agosto 2024), fibre monomodali e fibre insensibili alle curve
  • Fluke Networks, OM1, OM2, OM3, OM4, OM5 and OS1, OS2 Fiber: banda modale per classe e valori TIA di attenuazione (1,0 dB/km per la monomodale da interno)
  • Regolamento (UE) 305/2011, prodotti da costruzione, che il Regolamento (UE) 2024/3110 sostituisce con un periodo di transizione; CEI UNEL 35016, classi di reazione al fuoco dei cavi, citata in forma descrittiva

Fonti verificate il 23 settembre 2026.

Nota di indipendenza

Netframe è un system integrator indipendente, non affiliata ai produttori citati salvo dove indicato: è partner certificato Fortinet, Cisco, Huawei, AudioCodes, Patton, 3CX e Ascom. Le indicazioni sulla classe di reazione al fuoco non sostituiscono il progetto dell’impianto elettrico.

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