Certificazione del cablaggio di rete: cosa deve contenere il report e come si legge prima di accendere la rete

In breve. La certificazione del cablaggio di rete è la misura, tratta per tratta, dei cavi e delle prese appena posati, fatta con uno strumento dedicato (il certificatore) e confrontata con i limiti di una classe o categoria degli standard. Il risultato è un report con un esito per ogni punto: superato o non superato, e con quanto margine. Serve prima di accendere la rete, perché è l’unico momento in cui un difetto di posa si corregge senza fermare nessuno, ed è la prova che l’impianto regge quello che ci si collegherà: 10 gigabit, alimentazione PoE (Power over Ethernet) ad alta potenza, access point Wi-Fi 7.

Qui “certificazione” vuol dire il collaudo strumentale dell’impianto posato secondo ISO/IEC 11801 (ISO e IEC, gli enti internazionali di normazione) ed EN 50173 (EN, norma europea), non la certificazione delle persone né quella dell’azienda. Questa guida è scritta da Netframe, system integrator IT con sede a Modena: nei nostri progetti la posa è affidata a installatori qualificati, e noi chiediamo la certificazione nel capitolato, la leggiamo e la accettiamo prima di accendere gli apparati.

Verifica, qualifica e certificazione non sono la stessa cosa

Sul mercato si usano tre parole per tre prove diverse, e i preventivi le confondono spesso.

Prova Cosa dice Strumento Quando basta
Verifica Che i fili sono collegati nell’ordine giusto e che il cavo è continuo Tester di continuità (wire map) Riparazioni puntuali, mai come collaudo di un impianto nuovo
Qualifica Che la tratta regge una certa applicazione, per esempio Ethernet a 1 o 10 gigabit Qualificatore Diagnosi su impianti esistenti
Certificazione Che la tratta rispetta tutti i limiti di una classe o categoria degli standard, con il margine misurato Certificatore con accuratezza secondo IEC 61935-1 Collaudo di ogni impianto nuovo o ampliato, e condizione per la garanzia di sistema del produttore

Solo la certificazione confronta la tratta con lo standard parametro per parametro. La norma IEC 61935-1 (della IEC, International Electrotechnical Commission) definisce le procedure di misura e i livelli di accuratezza dei certificatori: per la classe EA (categoria 6A, 500 MHz) serve almeno il livello IIIe, per la classe F il IV, per la classe FA il V e per le classi I e II, fino a 2.000 MHz, il livello VI introdotto nell’edizione 2019.

Classi, categorie e standard di riferimento

Gli standard internazionali ed europei parlano di classi (il collegamento installato), quelli americani di categorie (i componenti). La corrispondenza è questa.

Classe ISO/IEC 11801 ed EN 50173 Categoria dei componenti Frequenza di prova Applicazione tipica
D 5e 100 MHz 1 Gbit/s; 2,5 Gbit/s con IEEE 802.3bz
E 6 250 MHz 1 Gbit/s; 10 Gbit/s solo su tratte brevi
EA 6A 500 MHz 10 Gbit/s su 100 m, access point Wi-Fi 6E e 7
FA 7A 1.000 MHz Impianti schermati ad alte prestazioni
I e II 8.1 e 8.2 2.000 MHz 25 e 40 Gbit/s su 30 m, nei data center

Il quadro normativo, da citare nel capitolato, è fatto di quattro famiglie: ISO/IEC 11801 per le classi e i limiti (con la parte 3 per gli ambienti industriali); EN 50173, recepita in Italia come CEI EN 50173 (CEI è il Comitato elettrotecnico italiano); ANSI/TIA-568 (ANSI, American National Standards Institute, e TIA, Telecommunications Industry Association: gli standard americani) per le categorie, spiegate una per una nella guida alle categorie dei cavi di rete; EN 50174 per la posa, cioè percorsi, separazioni dai cavi di potenza, raggi di curvatura. Le edizioni in vigore vanno verificate al momento del capitolato.

La “nuova norma” sui cavi: il regolamento CPR

Dal 2017 i cavi installati in modo permanente negli edifici, compresi quelli di rete, devono avere una classe di reazione al fuoco secondo il Regolamento (UE) 305/2011 sui prodotti da costruzione (CPR, Construction Products Regulation) e la norma EN 50575.

In Italia la tabella di riferimento è la CEI UNEL 35016 (UNEL è l’ente che pubblica le tabelle di unificazione elettrotecnica), che prevede quattro combinazioni: B2ca-s1a,d1,a1 nei luoghi ad alto rischio (aerostazioni, stazioni, metropolitane, gallerie lunghe); Cca-s1b,d1,a1 e Cca-s3,d1,a3 nei luoghi a rischio medio, come strutture sanitarie, locali di spettacolo, alberghi con più di 25 posti letto, scuole con più di 100 persone, attività commerciali, uffici con più di 300 persone ed edifici alti più di 24 metri, con la prima (fumi poco opachi e poco acidi) dove l’affollamento è maggiore; Eca nelle altre attività a rischio basso, come gli edifici civili sotto i 24 metri, i bar, i ristoranti e gli studi medici. La classe si sceglie sul luogo di posa e la decisione spetta al progettista dell’impianto: Netframe non fornisce consulenza normativa.

Permanent link o channel: cosa si misura

Il certificatore misura due configurazioni diverse, e il report deve dire quale.

  • Permanent link. La parte fissa dell’impianto, dal pannello di permutazione in armadio alla presa a muro, fino a 90 metri. È quella che si certifica al collaudo, perché resta nel muro per vent’anni.
  • Channel. Il collegamento completo, cordoni compresi, fino a 100 metri. Si misura quando i cordoni sono parte della fornitura o per diagnosi su un collegamento che dà problemi.

Un collaudo fatto solo in channel con i cordoni del tecnico non dimostra niente sull’impianto fisso. Un collaudo in permanent link con limiti di una classe inferiore a quella acquistata, per esempio classe E su un impianto venduto come 6A, fa passare tratte che a 10 gigabit non reggono: il limite applicato va letto in ogni riga del report.

Cosa deve contenere il report

Per ogni tratta in rame il report deve riportare:

  • identificativo univoco della presa e della porta del pannello, uguale all’etichetta sul posto;
  • classe o categoria testata e limite applicato, con configurazione (permanent link o channel);
  • lunghezza e mappa dei conduttori (wire map);
  • attenuazione (insertion loss);
  • NEXT (Near-End Crosstalk, diafonia vicino al trasmettitore) e PS-NEXT (Power Sum NEXT, la somma delle diafonie delle altre coppie);
  • ACR-F (Attenuation to Crosstalk Ratio, Far end, il rapporto fra segnale e diafonia all’estremità lontana) e la sua somma PS ACR-F;
  • return loss (l’energia riflessa verso il trasmettitore);
  • ritardo di propagazione e skew (la differenza di ritardo fra le coppie);
  • margine peggiore in dB (decibel) e frequenza a cui si verifica;
  • esito: superato, non superato, oppure con asterisco quando il valore sta dentro l’incertezza dello strumento (gli standard TIA e ISO/IEC contano il superato con asterisco come superato);
  • modello, numero di serie e data di taratura del certificatore, adattatori usati, operatore, data e ora.

Il report va consegnato in PDF e nel file nativo del software dello strumento: il PDF si legge, il file nativo permette di rianalizzare le misure e di verificare che non siano state modificate.

La fibra: Tier 1 e Tier 2

Per la fibra ottica le prove sono due. Il livello base (Tier 1) misura con un OLTS (Optical Loss Test Set, sorgente e misuratore di potenza) l’attenuazione di ogni fibra alle lunghezze d’onda di lavoro e la lunghezza, e la confronta con il budget di perdita calcolato. Il livello esteso (Tier 2) aggiunge l’OTDR (Optical Time Domain Reflectometer), che mostra dove sono le perdite: ogni connettore, ogni giunzione, ogni curva troppo stretta. Per il budget si usano i valori massimi degli standard TIA: 0,75 dB per coppia di connettori, 0,3 dB per giunzione, 3,5 dB/km per la fibra multimodale a 850 nm e 1,0 dB/km per la monomodale in interno. Nei data center con connettori MPO (Multi-fiber Push On) il report deve dichiarare anche la polarità.

Come si legge il margine

“Superato” non basta: conta quanto. Il margine è la distanza fra il valore misurato e il limite dello standard nel punto peggiore. Queste sono le soglie che usiamo per accettare un impianto in rame.

Esito sul report Margine peggiore Lettura Cosa facciamo
Superato 3 dB o più Verde: impianto con riserva Accettato
Superato Fra 0 e 3 dB Giallo: nei limiti ma senza riserva Accettato; se sono molte tratte, verifica di terminazioni e percorsi
Superato con asterisco Dentro l’incertezza dello strumento Giallo scuro: per lo standard è superato, per noi non è conclusivo Chiediamo di rifare la terminazione e ripetere la misura
Non superato Negativo Rosso Rifatta la tratta e nuova certificazione

Il report si legge in quattro passi: il riepilogo con il numero di tratte per esito; il limite applicato e la configurazione, uguali per tutte le tratte; la distribuzione dei margini, dove molte tratte fra 0 e 1 dB indicano un problema di componenti o di terminazione; le singole tratte non superate o con asterisco, con la ripetizione dopo l’intervento.

Cosa oggi chiede di più al cablaggio

Un cablaggio posato per le postazioni d’ufficio di dieci anni fa lavorava a 1 gigabit con pochi watt. Oggi sullo stesso cavo passano applicazioni più esigenti, e la certificazione è il modo per sapere se lo regge.

  • PoE ad alta potenza. Con IEEE 802.3bt (IEEE, Institute of Electrical and Electronics Engineers, l’ente che scrive gli standard Ethernet) passano fino a 90 W alla sorgente, come spiega la guida agli switch PoE: i cavi scaldano, soprattutto in fasci numerosi, e la resistenza delle coppie conta. Una tratta con una coppia difettosa può funzionare per i dati e non alimentare l’apparato.
  • Access point Wi-Fi 6E e 7 su porte multigigabit. Negoziano a 2,5, 5 o 10 Gbit/s solo se la tratta regge le frequenze corrispondenti, come spieghiamo nella guida al Wi-Fi 7 in azienda.
  • AV over IP (audio e video sulla rete dati) e telecamere. Flussi continui e senza tolleranza alle ritrasmissioni, come descritto nella guida alla rete per l’AV over IP.

Cosa succede senza certificazione

I difetti di posa non si vedono all’accensione: si vedono dopo, e sembrano colpa di altro. Una porta che negozia a 1 gigabit invece che a 10. Un access point che si riavvia quando lavora a pieno carico perché la potenza PoE non arriva. Errori intermittenti che fanno pensare allo switch o al Wi-Fi, come succede in molti casi descritti nella guida al wifi lento in ufficio.

A questi si aggiungono due conseguenze non tecniche. Senza certificazione il produttore del sistema di cablaggio non concede la garanzia di sistema, che di solito copre venti o venticinque anni. E in caso di contestazione non esiste una prova di come l’impianto era al momento della consegna.

Costi e tempi, in proporzione

La certificazione pesa poco sul costo di un cablaggio nuovo: è tempo di un tecnico con un certificatore, di solito qualche minuto per tratta in rame e qualche ora per il report, più il noleggio o l’ammortamento dello strumento. Pesa molto meno di una sola giornata di diagnosi su un impianto che dà problemi dopo l’accensione. Va scritta come riga separata nel preventivo di posa, con classe, configurazione e formato del report: se è compresa “a corpo” nella posa, spesso si riduce a una verifica di continuità.

Gli otto errori più frequenti

  1. Verifica di continuità spacciata per certificazione.
  2. Limite di una classe inferiore a quella acquistata.
  3. Misura solo in channel, con i cordoni del tecnico.
  4. Certificatore fuori taratura o con adattatori consumati.
  5. Identificativi del report diversi dalle etichette sul posto.
  6. Tratte con asterisco accettate senza ripetere la misura: lo standard le ammette, un impianto nuovo non dovrebbe averne.
  7. Report consegnato solo in PDF, senza il file nativo dello strumento.
  8. Fibra certificata senza budget di perdita calcolato prima.

Chi la esegue e le dieci domande da fare

La certificazione la esegue chi posa, con il proprio certificatore, o un terzo incaricato dal committente. Nei nostri progetti la posa è affidata a installatori qualificati; Netframe scrive i requisiti nel capitolato, riceve il report, lo legge tratta per tratta e accetta l’impianto prima di collegare switch, access point e telefoni. Le domande da fare prima di firmare sono dieci.

  1. Quale classe o categoria viene certificata, e con quale limite?
  2. Permanent link, channel o entrambi?
  3. Quale certificatore, con quale livello di accuratezza secondo IEC 61935-1?
  4. Quando è stata fatta l’ultima taratura dello strumento?
  5. Il report conterrà tutti i parametri, con margine e frequenza peggiore?
  6. Verrà consegnato anche il file nativo dello strumento?
  7. Come sono gestite le tratte con asterisco e quelle non superate?
  8. Per la fibra: Tier 1, Tier 2 o entrambi, e con quale budget di perdita?
  9. Quale classe CPR hanno i cavi, e chi l’ha scelta per il luogo di posa?
  10. La certificazione dà accesso alla garanzia di sistema del produttore, e per quanti anni?

Serve anche con venti prese?

Sì. Con venti prese la certificazione costa poco in assoluto, e un impianto piccolo ha di solito un solo armadio e nessuna ridondanza: una tratta difettosa verso l’access point o il centralino ferma un pezzo intero dell’ufficio. Il report di venti righe si legge in dieci minuti.

Come lavora Netframe

Netframe progetta reti aziendali e industriali in tutta l’Emilia-Romagna: definisce la classe del cablaggio in base a quello che ci si collegherà, scrive nel capitolato i requisiti della certificazione, coordina la posa affidata a installatori qualificati, legge il report e accetta l’impianto prima di installare gli apparati Cisco, Huawei e Fortinet, di cui è partner certificato. Il servizio di rete è descritto nella pagina Reti aziendali, quello per Modena nella pagina reti aziendali e Wi-Fi a Modena. L’assistenza per i clienti con contratto in Emilia-Romagna interviene entro 4 ore lavorative.

Domande frequenti sulla certificazione del cablaggio

Cos’è la certificazione del cablaggio di rete?

È la misura strumentale, tratta per tratta, dell’impianto di rete appena posato, confrontata con i limiti di una classe degli standard ISO/IEC 11801 ed EN 50173. Si fa con un certificatore di accuratezza definita dalla IEC 61935-1 e produce un report con esito e margine per ogni presa. Non è la certificazione di persone o aziende: riguarda l’impianto.

La certificazione del cablaggio è obbligatoria?

Nessuna legge la impone in generale per le reti dati private, ma è richiesta dagli standard di cablaggio come collaudo, dalla maggior parte dei capitolati pubblici e privati e dai produttori per concedere la garanzia di sistema. Senza certificazione non esiste una prova delle prestazioni dell’impianto alla consegna. Per gli obblighi specifici di un appalto ci si rivolge ai professionisti competenti.

Cosa deve contenere il report di certificazione?

Per ogni tratta: identificativo della presa, classe e limite applicato, configurazione permanent link o channel, lunghezza, mappa dei conduttori, attenuazione, NEXT, PS-NEXT, ACR-F, return loss, ritardo e skew, margine peggiore in dB con la frequenza, esito, strumento con data di taratura, operatore e data. Va consegnato in PDF e nel file nativo dello strumento.

Quanto costa la certificazione del cablaggio?

Poco rispetto alla posa: qualche minuto per tratta in rame e qualche ora per il report, più l’uso di un certificatore tarato. Costa molto meno di una giornata di diagnosi su un impianto che dà problemi dopo l’accensione. Va indicata come riga separata nel preventivo, con classe, configurazione e formato del report.

Serve la certificazione anche per un impianto piccolo?

Sì. Con poche prese costa poco, e un impianto piccolo ha di solito un solo armadio e nessuna ridondanza: una tratta difettosa verso l’access point o il centralino ferma una parte intera dell’ufficio. Un report di venti righe si legge in pochi minuti.

Chi certifica il cablaggio di rete a Modena?

La certificazione la esegue chi posa il cablaggio, con il proprio certificatore. Netframe, system integrator IT con sede a Modena, la richiede nel capitolato, la legge tratta per tratta e la accetta prima di accendere la rete; la posa è affidata a installatori qualificati coordinati da Netframe. Lavoriamo in tutta l’Emilia-Romagna: il servizio è descritto nella pagina reti aziendali e Wi-Fi a Modena.

Fonti

  • IEC, IEC 61935-1:2019, prove sul cablaggio bilanciato installato secondo ISO/IEC 11801-1: procedure di misura e accuratezza dei certificatori, livello VI fino a 2.000 MHz introdotto in questa edizione
  • Fluke Networks, Accuracy, DSX CableAnalyzer: livello IIIe per classe EA e categoria 6A, IV per la classe F, V per la classe FA; Marginal passes: significato dell’asterisco e trattamento negli standard TIA e ISO/IEC
  • ISO/IEC 11801-1:2017, Generic cabling for customer premises, e ISO/IEC 11801-3 per gli ambienti industriali; EN 50173-1:2018 (CEI EN 50173-1), ANSI/TIA-568.2-D per i componenti in rame, EN 50174 per la posa: classi, categorie, limiti e posa, citate in forma descrittiva
  • IEEE, 802.3bt-2018 (PoE fino a 90 W alla sorgente) e 802.3bz-2016 (2,5 e 5 Gbit/s su cavo di categoria 5e e 6)
  • Regolamento (UE) 305/2011 sui prodotti da costruzione, che il Regolamento (UE) 2024/3110 sostituisce con un periodo di transizione; EN 50575, citata in forma descrittiva; CEI UNEL 35016 (settembre 2016), le quattro combinazioni per i luoghi di installazione italiani, citata in forma descrittiva e letta nel Manuale tecnico CPR di Prysmian (tabella dei livelli di rischio e dei luoghi)
  • ANSI/TIA-568.3-E (2022), Optical Fiber Cabling and Components Standard: valori massimi di attenuazione per connettori, giunzioni e fibra, collaudo Tier 1 e Tier 2, citata in forma descrittiva

Fonti verificate il 24 settembre 2026.

Nota di indipendenza

Netframe è un system integrator indipendente, non affiliata ai produttori citati salvo dove indicato: è partner certificato Cisco, Fortinet, Huawei, AudioCodes, Patton, 3CX e Ascom; Ekahau è uno strumento di lavoro, non una partnership. La posa dei cavi e la loro certificazione sono affidate a installatori qualificati coordinati da Netframe. Le indicazioni normative di questa guida non sono consulenza legale. Netframe progetta reti aziendali e industriali dalla sede di Modena, in tutta l’Emilia-Romagna.

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