Ponte radio tra edifici: come si collega una seconda sede o un capannone senza scavare, e quando invece serve la fibra
Un ponte radio tra edifici è un collegamento wireless punto-punto che porta la rete aziendale da una sede all’altra senza posare un cavo. Due antenne direttive che si vedono e una banda scelta in base a distanza e capacità. In mezzo, un progetto che tiene conto di visibilità, zona di Fresnel, pioggia e regole d’uso delle frequenze. In Italia i ponti a uso privato sulle bande libere a 5 GHz e a 60 GHz non richiedono autorizzazioni, entro i limiti di potenza di ciascuna banda. Quelli sulle bande licenziate sì. Serve quando fra i due edifici c’è una strada, un fiume o un terreno altrui. Non serve quando lo scavo è possibile, perché la fibra resta la scelta migliore.
È scritta da Netframe, system integrator IT con sede a Modena, che progetta e collauda reti aziendali e ponti radio in tutta l’Emilia-Romagna. I clienti vanno dalla PMI manifatturiera al gruppo industriale con più stabilimenti, fino a ospedali, centri commerciali e navi da crociera. Il ponte si progetta sui due tetti e sul traffico che deve passare, non sul catalogo.
Ponte radio tra edifici: cosa vuol dire, spiegato semplice
Un’azienda cresce e prende il capannone di fronte, dall’altra parte della strada. Oppure ha la sede in un edificio e il magazzino a quattrocento metri, in fondo alla stessa area industriale. Oppure ha comprato lo stabilimento accanto e in mezzo c’è un canale. In tutti e tre i casi la domanda è la stessa. Come si porta la rete di là, con i server, la telefonia e il gestionale che stanno di qua?
Le strade sono tre. La prima è la fibra ottica, posata in una canalizzazione propria: è la soluzione più stabile e più capiente, e dove lo scavo è possibile è quella giusta. Come si progetta è nella guida alla fibra ottica fra edifici. La seconda è un circuito di un operatore fra le due sedi, con un canone mensile e la banda che si paga. La terza è il ponte radio, il collegamento wifi fra le due sedi. Due apparati con antenna direttiva, uno per tetto, che si vedono e si scambiano i dati via radio.
Il ponte radio è quasi sempre la risposta quando fra i due edifici c’è qualcosa che non si può attraversare con un cavo. Una strada pubblica, una ferrovia, un corso d’acqua, il terreno di un altro. E quando serve subito. La fibra ha i tempi dello scavo e dei permessi; il ponte radio si monta in una giornata.
Punto-punto e punto-multipunto
Il ponte fra due edifici è un collegamento punto-punto: due apparati, due antenne strette, un solo percorso. Quando gli edifici da collegare sono tre o quattro intorno a uno centrale, la soluzione cambia. Si usa una stazione base con antenna settoriale sull’edificio principale e una stazione cliente su ciascuno degli altri. È il punto-multipunto, e la capacità della base si divide fra i collegati.
Cosa copre questa guida e cosa sta nelle altre
Questa guida spiega quando il ponte radio ha senso e quali bande si possono usare in Italia, con quali regole. Poi come si calcola se il collegamento regge, cosa guardare negli apparati e come si collauda. Non parla della copertura Wi-Fi di un piazzale o di un’area esterna, che è un problema diverso. Lì servono access point per esterni con celle e roaming, il passaggio del terminale da un access point all’altro. E non parla delle antenne per i carrelli e i robot in movimento. Quelle sono nelle guide sul Wi-Fi in capannone e sul Wi-Fi per AMR e AGV, i robot mobili autonomi e i veicoli a guida automatica. L’installazione dei pali, la posa dei cavi e la messa a terra sono lavoro di impiantisti abilitati, coordinati da Netframe.
Quando ha senso e quando no
| Situazione | Cosa conviene | Perché |
|---|---|---|
| Due edifici sullo stesso terreno, scavo possibile | Fibra ottica propria | Capacità e stabilità che nessuna radio raggiunge; nessuna pioggia, nessuna interferenza, nessun rinnovo |
| Strada, ferrovia o corso d’acqua in mezzo, fino a un chilometro o due, banda fino a qualche centinaio di megabit | Ponte radio a 5 GHz, banda libera | Nessuna autorizzazione per uso privato, apparati economici, attraversa l’ostacolo |
| Edifici vicini, sotto i cinquecento metri, serve la capacità di una fibra | Ponte radio a 60 GHz, banda libera | Un gigabit o più, spettro pulito, ma portata corta e sensibile alla pioggia |
| Distanze di diversi chilometri, la sede remota non può fermarsi | Ponte radio su banda licenziata | Frequenza assegnata e protetta dalle interferenze, in cambio di un’autorizzazione e di un canone |
| Serve coprire un piazzale, non collegare un edificio | Access point per esterni | Problema diverso: celle, roaming, terminali in movimento |
| Serve subito, la fibra arriva fra mesi | Ponte radio come ponte, in senso letterale | Si monta in un giorno e resta come riserva quando la fibra arriva |
L’ultima riga vale la pena di dirla due volte: un ponte radio che poi diventa il percorso di riserva della fibra è un investimento che non si butta. Nella guida sulla ridondanza di rete è uno dei modi con cui una sede a più edifici tiene in piedi il collegamento quando un cavo viene tranciato. Quanto pesa un ponte nel conto complessivo della rete, accanto a switch, cablaggio e access point, è nella guida su quanto costa il wifi aziendale.
Le bande che si possono usare in Italia, e con quali regole
Le frequenze non si scelgono sul catalogo: si scelgono sulla tabella di chi le può usare e a quali condizioni. In Europa le condizioni per il 5 GHz sono fissate dalla decisione ECC/DEC/(04)08, aggiornata da ultimo il 1 luglio 2022, e dalla norma armonizzata ETSI EN 301 893. La decisione è della CEPT, la Conferenza europea delle amministrazioni delle poste e delle telecomunicazioni. Quelle per il 60 GHz stanno nella decisione di esecuzione (UE) 2019/1345 sugli apparati a corto raggio. In Italia le recepisce il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze (PNRF), approvato con decreto del 31 agosto 2022: è lo stesso decreto che ha aperto la banda 57-71 GHz all’uso collettivo. Il Codice delle comunicazioni elettroniche dice chi ha bisogno di un’autorizzazione.
Nella tabella EIRP è la potenza equivalente irradiata, cioè la potenza all’antenna moltiplicata per il guadagno dell’antenna. Il dBm è la potenza in decibel riferita a un milliwatt: 100 mW sono 20 dBm, 1 W sono 30 dBm. DFS (Dynamic Frequency Selection) è l’ascolto dei radar con cambio automatico di canale; TPC (Transmit Power Control) è la riduzione automatica della potenza.
Le bande, una per una
| Banda | Uso all’esterno | Potenza massima (EIRP) | Vincoli | Autorizzazione per uso privato |
|---|---|---|---|---|
| 2400-2483,5 MHz | Sì | 100 mW (20 dBm) | Banda affollata, tre canali non sovrapposti, capacità bassa | Nessuna |
| 5150-5350 MHz | No: 5250-5350 MHz solo interni; 5150-5250 MHz dal 2022 anche all’esterno, ma non da antenne o infrastrutture fisse | 200 mW | DFS e TPC sopra i 5250 MHz | Non utilizzabile per un ponte |
| 5470-5725 MHz | Sì | 1 W (30 dBm) con TPC, 500 mW senza | DFS obbligatorio: la radio ascolta i radar e cambia canale se ne sente uno; densità massima 50 mW per MHz | Nessuna |
| 5725-5875 MHz | Sì | 25 mW | Banda dei dispositivi a corto raggio: la potenza non basta per un ponte | Nessuna |
| 57-71 GHz | Sì | 40 dBm per gli apparati generici; 55 dBm, con antenna da almeno 30 dBi di guadagno, per le installazioni fisse esterne | Assorbimento dell’ossigeno e della pioggia: portata corta. Banda aperta in Italia all’uso collettivo dal PNRF del 2022 | Nessuna |
| Bande del servizio fisso canalizzate nel PNRF (6, 7, 11, 13, 15, 18, 23, 26, 28, 32, 38 e 42 GHz; 71-76 e 81-86 GHz) | Sì | Secondo l’assegnazione | Frequenza coordinata e protetta | Autorizzazione generale con diritto d’uso, progetto tecnico firmato da soggetto abilitato, contributo di istruttoria e contributo annuo |
Cosa dice il Codice
Il Ministero delle imprese e del made in Italy lo scrive nella scheda ufficiale sulle reti Wi-Fi, RadioLAN e HiperLAN (le reti locali radio a 2,4 e 5 GHz). Per l’uso privato non è prevista alcuna autorizzazione: gli apparati rientrano fra quelli di libero uso dell’articolo 105, comma 1, lettera b del Codice delle comunicazioni elettroniche. Uso privato vuol dire che la rete serve solo per le trasmissioni dell’azienda, con il divieto di fare traffico per conto terzi (articolo 101). Un ponte radio fra due sedi della stessa azienda è esattamente questo, anche se attraversa una strada pubblica. Per il 60 GHz vale la stessa logica dal PNRF del 2022. Fino ad allora un collegamento fisso in quella banda richiedeva l’autorizzazione generale con diritto d’uso a pagamento, come ricorda la sintesi della consultazione pubblica del Ministero del 2020.
Le cose cambiano in due casi. Se il collegamento serve a offrire connettività ad altri, per esempio a un’altra azienda dello stesso comparto, si esce dall’uso privato. Si entra nelle regole dei fornitori di servizi. E se si vuole una frequenza protetta dalle interferenze, si passa alle bande licenziate.
Due avvertenze pratiche. Gli apparati devono avere la marcatura CE secondo la direttiva RED 2014/53/UE (la direttiva europea sulle apparecchiature radio) ed essere impostati sul dominio regolatorio europeo. Un apparato comprato altrove, come spiega la guida sul country code degli access point, trasmette con canali e potenze che qui non sono ammessi. E il palo sul tetto, se supera certe dimensioni o sta in un’area vincolata, può richiedere un titolo edilizio del Comune: si verifica prima, non dopo.
Bande licenziate: l’autorizzazione generale con diritto d’uso
La scheda “Radio ad uso impresa” del Ministero descrive l’autorizzazione generale con conferimento del diritto d’uso delle frequenze (articoli 104 e 107 del Codice). Servono una domanda in bollo, la dichiarazione dell’allegato 14, la planimetria e il contributo di istruttoria. Il progetto tecnico del collegamento va firmato da un soggetto abilitato secondo gli allegati 15 e 16. Poi si paga un contributo annuo entro il 31 gennaio. L’autorizzazione dura da uno a dieci anni e si rinnova con domanda sessanta giorni prima della scadenza; cambiare frequenze o apparati richiede un nulla osta tecnico. Usare una frequenza senza titolo è sanzionato dal Codice.
La fisica del collegamento: visibilità, Fresnel, pioggia
Un ponte radio funziona se le due antenne si vedono, e “si vedono” vuol dire più di una linea retta libera. Intorno alla linea che unisce le due antenne c’è un volume a forma di ellisse allungata, la prima zona di Fresnel. Se qualcosa entra in quel volume (un tetto, un albero, un camion parcheggiato, una gru) il segnale si attenua anche se la linea retta è libera. La regola di progetto è tenere libero almeno il 60 per cento del raggio di quella zona nel punto di mezzo.
Il raggio dipende dalla distanza e dalla frequenza: più lungo il collegamento e più bassa la frequenza, più largo il volume da tenere libero. A metà percorso il raggio in metri è 8,66 moltiplicato per la radice quadrata della distanza in chilometri divisa per la frequenza in gigahertz.
| Distanza | Frequenza | Raggio della prima zona di Fresnel a metà percorso | Da tenere libero (60 per cento) |
|---|---|---|---|
| 500 m | 5,6 GHz | circa 2,6 m | circa 1,6 m |
| 1 km | 5,6 GHz | circa 3,7 m | circa 2,2 m |
| 2 km | 5,6 GHz | circa 5,2 m | circa 3,1 m |
| 300 m | 60 GHz | circa 0,6 m | circa 0,4 m |
| 500 m | 60 GHz | circa 0,8 m | circa 0,5 m |
Un chilometro a 5 GHz vuol dire due metri liberi sopra e sotto la linea a metà strada. Il tetto di un capannone in mezzo, o gli alberi lungo la strada che in estate hanno le foglie e in inverno no, sono la causa più frequente di un problema classico. Il ponte “funzionava” al collaudo di gennaio e non funziona a giugno.
Pioggia, neve e interferenze
La pioggia. A 5 GHz la pioggia non conta: anche un nubifragio da 100 millimetri all’ora attenua meno di un decibel per chilometro. A 60 GHz conta molto. L’assorbimento dell’ossigeno toglie da solo circa quindici decibel per chilometro (raccomandazione ITU-R P.676). La pioggia ne toglie circa 10 per chilometro a 25 millimetri all’ora, 17 a 50 e 29 a 100, con i coefficienti della raccomandazione ITU-R P.838-3. Per questo il 60 GHz si progetta per poche centinaia di metri con margine abbondante. Il margine si calcola sulla pioggia più intensa che la zona vede per qualche ora all’anno, non su quella media. Su distanze maggiori serve un percorso di riserva a 5 GHz, che gli apparati migliori integrano nella stessa scatola e usano da soli quando piove.
Le interferenze. A 5 GHz la banda è condivisa con tutte le reti Wi-Fi intorno e con i radar meteorologici. Il DFS obbliga la radio a lasciare il canale quando ne sente uno. Nella porzione 5600-5650 MHz, riservata ai radar meteo, la norma EN 301 893 chiede dieci minuti di ascolto prima di usare il canale, contro un minuto per gli altri. Lì i radar si sentono davvero, in pianura più che altrove. Prima di scegliere il canale si fa un’analisi di spettro dai due tetti, con lo stesso Ekahau Sidekick 2 usato per le survey interne. Si guarda cosa c’è già in aria. A 60 GHz lo spettro è quasi vuoto e le antenne sono così strette che due ponti vicini non si disturbano.
La capacità reale, non quella della scheda
La scheda tecnica di un ponte a 5 GHz dice “fino a 1 Gbit/s”; quello che passa davvero è un’altra cosa. La radio è half-duplex, cioè trasmette in una direzione per volta, e il numero della scheda è la somma delle due direzioni in condizioni ideali. Nelle installazioni che collaudiamo, un canale da 80 MHz a 5 GHz con buona modulazione porta tra i 300 e i 500 megabit al secondo complessivi. Un canale da 40 MHz porta la metà. La larghezza del canale si sceglie guardando lo spettro, perché un canale largo su una banda affollata rende meno di un canale stretto e pulito.
A 60 GHz i canali sono da 2 GHz e un collegamento corto porta davvero un gigabit e oltre, con una latenza di pochi millisecondi. Sulle bande licenziate la capacità dipende dalla larghezza assegnata e dalla modulazione, e i costruttori la dichiarano per canale e per distanza con pioggia di riferimento.
La domanda da farsi prima di scegliere non è “quanto porta” ma “cosa deve passare”. La telefonia di una sede da venti persone occupa pochi megabit ma pretende latenza e perdita bassissime. Il backup notturno dei server occupa tutta la banda che trova, ma può aspettare. Le telecamere del magazzino occupano banda costante, ventiquattro ore su ventiquattro. Il ponte si dimensiona sul totale nell’ora di punta, con la voce in coda prioritaria, come per qualsiasi collegamento fra sedi.
Gli apparati: cosa guardare
| Caratteristica | Cosa cercare | Perché |
|---|---|---|
| Grado di protezione | Grado IP66 o IP67 (protezione da polvere e getti d’acqua o immersione temporanea), temperatura da -40 a +65 gradi | Il tetto d’estate supera i 60 gradi, d’inverno gela; l’acqua entra da ogni guarnizione economica |
| Antenna | Integrata per i ponti corti, esterna a parabola per i lunghi; apertura stretta | Un’antenna stretta guadagna in portata e riceve meno interferenze, ma va puntata con precisione |
| Alimentazione | PoE (Power over Ethernet) con iniettore o switch PoE in un locale interno, cavo per esterni schermato | Nessuna presa elettrica sul tetto; il cavo che entra in azienda porta anche i fulmini |
| Protezione dalle sovratensioni | Scaricatore sul cavo Ethernet all’ingresso in edificio, messa a terra dell’apparato e del palo | Una scarica atmosferica a duecento metri basta a bruciare la porta dello switch di dentro |
| Cifratura e gestione | Cifratura sul collegamento, interfaccia di gestione su VLAN separata, aggiornamenti firmware garantiti per anni | Il ponte è un tratto di rete che attraversa lo spazio pubblico: si tratta come un cavo che chiunque può toccare |
| Sincronizzazione | GPS sui punto-multipunto e sui siti con più radio | Radio vicine che trasmettono a caso si disturbano; sincronizzate, si alternano |
I produttori
Sulla scelta dei prodotti Netframe lavora con quello che il cliente ha già e con i partner certificati. Cisco ha la famiglia Catalyst IW per gli ambienti industriali: IW9167 e IW9165, quest’ultimo anche con antenna direttiva integrata nella versione D. La loro tecnologia Ultra-Reliable Wireless Backhaul (URWB) è indicata da Cisco per i mezzi in movimento e per collegare edifici e asset fissi dove la fibra non arriva. Huawei ha gli access point per esterni della serie AirEngine, come l’8760R-X1 con grado IP68 e la versione X1E con antenne esterne. Per i ponti punto-punto dedicati, sia a 5 GHz sia a 60 GHz, esistono apparati di produttori specializzati che fanno parte dello stack operativo e non di una partnership. Si scelgono sulla portata, sulla capacità reale e sulla qualità dell’aggiornamento firmware, non sul prezzo della coppia.
Il produttore può anche uscire di scena. Nel settembre 2026 le linee di ponti radio PMP 450, PTP e cnWave di Cambium Networks sono passate ad Airspan, dopo che la controllata inglese del gruppo è entrata in administration. Il caso è seguito nella guida sulla rete Cambium senza cnMaestro Cloud; il metodo generale è nella guida su cosa fare quando il produttore della rete esce dal mercato. Per un ponte vuol dire una cosa semplice: firmware archiviato, configurazione esportata e scadenza scritta per la sostituzione.
Come si progetta e si installa
1. Sopralluogo sui due tetti
Si sale, si guarda, si fotografa. Da ogni tetto si verifica che l’altro si veda e si misura la distanza. Si individuano gli ostacoli sul percorso e quelli che ci saranno: alberi che crescono, un capannone in costruzione. Poi i punti di fissaggio e il percorso del cavo fino al locale tecnico. Con l’analizzatore di spettro si legge cosa c’è in aria sui 5 GHz.
2. Il conto del collegamento
Il bilancio di collegamento (link budget) parte dalla potenza trasmessa più i guadagni delle antenne. Si tolgono l’attenuazione dello spazio libero sulla distanza, le perdite dei cavi e dei connettori e il margine per la pioggia. Il risultato è la potenza che arriva al ricevitore, e va confrontata con la sensibilità dell’apparato per la modulazione che si vuole usare. La differenza è il margine di fading, la riserva contro le attenuazioni che variano nel tempo: nei nostri progetti sotto i 15-20 decibel il ponte prima o poi cade. Il conto si fa sulla carta e si verifica alla prima accensione con la potenza ricevuta letta dall’apparato.
3. Pali, fissaggi, cavi e terra
Il palo deve reggere il vento e non vibrare: un’antenna a 60 GHz con apertura di un grado che oscilla di due gradi perde il collegamento. I fissaggi sul tetto, la canalizzazione del cavo, la messa a terra e lo scaricatore sono lavoro da impiantista abilitato. Netframe lo coordina e l’impiantista chiude con la dichiarazione di conformità.
4. Puntamento e accensione
Le antenne si puntano in due, uno per tetto, leggendo la potenza ricevuta e cercando il massimo. L’attenzione va a non fermarsi su un lobo laterale, cioè una direzione secondaria dell’antenna che sembra buona e non lo è. Poi si fissa il canale scelto sull’analisi di spettro, la larghezza, la potenza al minimo che tiene il margine, e si configura la parte di rete.
5. La rete sopra il ponte
Il ponte trasporta le VLAN (le reti virtuali in cui è divisa la rete aziendale) fra le due sedi come farebbe un cavo di dorsale. La porta dello switch di qua e quella di là sono trunk 802.1Q, cioè porte che portano più VLAN con un’etichetta (tag) su ogni frame, con la stessa lista di VLAN ammesse. Gli apparati radio in mezzo devono lasciare passare i tag senza toccarli. La logica è quella della guida sulle VLAN aziendali. È il punto in cui i ponti economici tradiscono: alcuni escono di fabbrica in modalità router o con la gestione della VLAN attiva e scartano i frame taggati. Vanno messi in modalità bridge trasparente.
Le otto impostazioni del trunk, nell’ordine
| Impostazione | Cosa fare | Perché |
|---|---|---|
| Modalità degli apparati radio | Bridge trasparente, VLAN passthrough attivo | Il ponte deve comportarsi come un cavo: i tag 802.1Q entrano e escono uguali |
| Porte degli switch | Trunk 802.1Q sui due lati, stessa lista di VLAN ammesse, VLAN nativa non usata dagli utenti | Una VLAN nativa diversa sui due lati mescola due reti senza che nessuno se ne accorga |
| VLAN di gestione delle radio | Una VLAN dedicata, taggata, raggiungibile solo dalla rete di gestione | Gli apparati sul tetto non stanno sulla VLAN degli utenti né su quella nativa |
| MTU (la dimensione massima del frame) | Verificare che il ponte trasporti frame da almeno 1.600 byte se si usano tag doppi o tunnel | Un ponte con MTU 1.500 spezza i tunnel VPN e le VLAN incapsulate, e il problema sembra di banda |
| Spanning tree | Il ponte è un collegamento dello STP (Spanning Tree Protocol, che evita gli anelli) come gli altri: BPDU, i messaggi del protocollo, lasciate passare; costo di porta coerente con la capacità reale | Se c’è anche una fibra o un secondo ponte, deve essere il STP a scegliere il percorso, non il caso |
| Quali VLAN passano | Solo quelle che servono nell’altro edificio | Un trunk con tutte le VLAN porta di là anche il traffico di broadcast di reti che di là non esistono, e occupa aria |
| Zone OT (Operational Technology, la rete delle macchine) | Le VLAN delle celle di produzione passano solo se una cella sta davvero nell’altro edificio; il firewall IT/OT resta dove sta | Il ponte attraversa la segmentazione della rete OT, non la cambia e non la scavalca |
| QoS | Marcatura DSCP (il campo di priorità del pacchetto IP) mantenuta sul trunk e mappata sulle code dell’apparato radio | Sull’aria la banda è poca e condivisa: la voce va in coda prioritaria anche qui |
6. VLAN estese o collegamento instradato
Quando gli edifici sono grandi o le VLAN sono molte, si valuta di non estendere affatto le VLAN. Fra le due sedi si mette un collegamento instradato, con una sottorete per lato e un router o il firewall a fare da confine. Il dominio di broadcast resta in ogni edificio e il ponte porta solo il traffico che deve passare. È la scelta giusta sopra qualche centinaio di dispositivi o quando l’altro edificio ha una produzione propria.
Il collegamento va monitorato con soglie sulla potenza ricevuta e sul tasso di errore, così un albero che cresce si vede in primavera e non a luglio. Le soglie si scrivono insieme a quelle del resto della rete, come nella guida su come si misura l’affidabilità di una rete.
Il collaudo
| Prova | Come si fa | Esito atteso |
|---|---|---|
| Potenza ricevuta | Lettura su entrambi gli apparati | Entro 3 dB dal valore calcolato, margine di fading sopra 15-20 dB |
| Capacità | Prova di throughput nelle due direzioni e in contemporanea, con canale e modulazione registrati | Il valore dichiarato al cliente, non quello della scheda |
| Latenza e perdita | Prova continua per un’ora con traffico di fondo | Latenza stabile, perdita zero: è il requisito della telefonia |
| Ostacoli | Foto della linea di vista dai due lati, con data | Documentazione per confrontare fra un anno |
| DFS | Verifica del canale e del comportamento dopo un evento radar simulato o atteso | Cambio canale senza perdita del collegamento oltre il tempo dichiarato |
| Pioggia (60 GHz) | Lettura del margine durante una pioggia reale, o simulazione con attenuazione | Il collegamento regge, o passa alla riserva a 5 GHz |
| VLAN sul trunk | Un dispositivo di prova su ogni VLAN ammessa, dai due lati, con ping verso il gateway e verso un server | Tutte le VLAN passano con il tag giusto; la VLAN nativa non porta traffico utente |
| MTU | Ping con pacchetti da 1.600 byte e bit di non frammentazione, da switch a switch | Nessuna perdita: i tunnel e i tag doppi passeranno |
Il verbale con i valori misurati, i canali, le potenze e le foto è la documentazione del ponte: fra un anno, quando qualcosa cambia, è il punto di confronto.
Otto errori ricorrenti
- Progettare sulla linea retta e dimenticare la zona di Fresnel: il ponte funziona d’inverno e cade con le foglie.
- Comprare apparati per il mercato americano o senza dominio regolatorio europeo: canali e potenze fuori norma.
- Puntare le antenne a occhio e fermarsi sul primo valore accettabile.
- Nessuno scaricatore e nessuna messa a terra: il primo temporale entra nello switch.
- Un 60 GHz su un chilometro perché “porta un giga”: alla prima pioggia forte la sede remota è isolata.
- Canale da 80 MHz su una banda affollata: rende meno di un 40 pulito.
- Gestione degli apparati radio sulla stessa VLAN degli utenti, con la password di fabbrica.
- Nessun monitoraggio: il ponte degrada per mesi e lo si scopre il giorno che serve.
Domande frequenti sul ponte radio tra edifici
Cos’è un ponte radio tra edifici?
È un collegamento wireless punto-punto fra due antenne direttive montate sui tetti di due edifici. Trasporta la rete aziendale da una sede all’altra come farebbe un cavo di dorsale, VLAN comprese. Si usa quando fra gli edifici c’è una strada, una ferrovia, un corso d’acqua o un terreno altrui e la fibra non si può posare. Serve anche quando il collegamento è urgente o come riserva alla fibra.
Serve un’autorizzazione per un ponte radio a 5 GHz in Italia?
Per l’uso privato no. La scheda ufficiale del Ministero delle imprese e del made in Italy chiarisce che le reti Wi-Fi, RadioLAN e HiperLAN a uso privato non richiedono autorizzazioni. Rientrano nel libero uso dell’articolo 105 del Codice delle comunicazioni elettroniche. Le condizioni sono non fare traffico per conto terzi e rispettare i limiti di potenza: 1 W EIRP con TPC e DFS sulla banda 5470-5725 MHz. Lo stesso vale per il 60 GHz dal PNRF del 2022, con 55 dBm EIRP e antenna da almeno 30 dBi per le installazioni fisse esterne. Le bande licenziate richiedono invece un’autorizzazione generale con diritto d’uso della frequenza, un progetto firmato da un soggetto abilitato e il pagamento dei contributi.
Quanta distanza copre un ponte radio?
Dipende dalla banda e dalla visibilità. A 5 GHz, con antenne direttive e prima zona di Fresnel libera, uno o due chilometri sono un progetto normale, e con parabole si va oltre. A 60 GHz la portata è di poche centinaia di metri per l’assorbimento dell’ossigeno e della pioggia. Sulle bande licenziate si arriva a diversi chilometri con frequenza protetta. Il limite reale non è la scheda tecnica ma il margine di fading calcolato sul bilancio di collegamento, che deve restare sopra i 15-20 decibel.
Quanta banda passa davvero su un ponte radio?
Meno di quanto dice la scheda, che somma le due direzioni in condizioni ideali. Un ponte a 5 GHz su un canale da 80 MHz porta in pratica dai 300 ai 500 megabit al secondo complessivi, la metà con un canale da 40. Un ponte a 60 GHz su un collegamento corto porta un gigabit e oltre. Si dimensiona sul traffico dell’ora di punta fra le due sedi, con la telefonia in coda prioritaria.
Meglio un ponte radio o la fibra fra due capannoni?
Dove lo scavo è possibile, la fibra: più capacità, nessuna pioggia, nessuna interferenza, nessun rinnovo degli apparati. Il ponte radio vince quando lo scavo non si può fare o richiede mesi di permessi, e resta utile come percorso di riserva della fibra quando questa arriva.
Cosa succede al ponte radio quando piove o nevica?
A 5 GHz quasi nulla. A 60 GHz la pioggia toglie circa 10 decibel per chilometro a 25 millimetri all’ora e fino a 29 a 100 (raccomandazione ITU-R P.838-3). Può interrompere un collegamento progettato senza margine. Per questo i ponti a 60 GHz si fanno corti, con margine abbondante, e con una riserva a 5 GHz che gli apparati migliori attivano da soli. La neve sull’antenna e il ghiaccio contano più della neve in aria, e un radome (la copertura dell’antenna) pulito risolve.
Chi installa un ponte radio tra edifici in Emilia-Romagna?
Netframe, system integrator IT con sede a Modena, progetta e collauda i ponti radio fra sedi ed edifici per le aziende dell’Emilia-Romagna, da Piacenza a Rimini. Il lavoro comprende sopralluogo sui tetti con analisi di spettro, bilancio di collegamento e scelta di banda e apparati. Poi configurazione della rete sopra il ponte, puntamento, collaudo con verbale e monitoraggio. Pali, fissaggi, cavi, messa a terra e scaricatori sono posati da impiantisti abilitati coordinati da Netframe. Le pratiche per le bande licenziate richiedono un soggetto abilitato per il progetto tecnico.
Fonti
Ministero e Codice
- Ministero delle imprese e del made in Italy, WiFi, RadioLAN e HiperLAN: uso privato senza autorizzazione ai sensi dell’articolo 105, comma 1, lettera b del Codice delle comunicazioni elettroniche, uso solo per trasmissioni di propria pertinenza e divieto di traffico per conto terzi (articolo 101); Radio ad uso impresa: autorizzazione generale con conferimento del diritto d’uso di frequenze (articoli 104 e 107), domanda in bollo, allegati 14, 15 e 16, progetto tecnico sottoscritto da soggetto abilitato, durata da uno a dieci anni, rinnovo sessanta giorni prima, contributo di istruttoria e contributo annuo entro il 31 gennaio
- Ministero delle imprese e del made in Italy, Piano nazionale di ripartizione delle frequenze, approvato con decreto del 31 agosto 2022 (Gazzetta Ufficiale n. 214 del 13 settembre 2022, supplemento ordinario n. 35; errata corrige nella Gazzetta Ufficiale n. 236 dell’8 ottobre 2022): tabella di attribuzione con la nota nazionale 272C sulle bande 57-71 GHz e appendice con le canalizzazioni del servizio fisso (6, 7, 11, 13, 15, 18, 23, 26, 28, 32, 38, 42 GHz e 71-76/81-86 GHz); sintesi della consultazione pubblica sulla banda 60 GHz (17 luglio-18 settembre 2020): collegamenti fissi in 57-66 GHz allora soggetti ad autorizzazione generale con diritto d’uso a pagamento
- Decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259, Codice delle comunicazioni elettroniche: articoli 101, 104, 105 e 107 come richiamati nelle schede del Ministero
Decisioni europee e norme
- CEPT/ECC, ECC Decision (04)08 sull’uso armonizzato delle bande a 5 GHz per WAS/RLAN, approvata il 9 luglio 2004 e aggiornata da ultimo il 1 luglio 2022: 5150-5250 MHz interni e uso esterno limitato, non da antenne o infrastrutture fisse, 200 mW; 5250-5350 MHz solo interni, 200 mW con TPC e DFS; 5470-5725 MHz interni ed esterni, 1 W e 50 mW/MHz con DFS, riduzione di 3 dB senza TPC
- Commissione europea, decisione di esecuzione (UE) 2019/1345 sugli apparati a corto raggio: banda 61 (5725-5875 MHz, 25 mW EIRP), bande 75, 75a e 75b (57-71 GHz: 40 dBm EIRP e 23 dBm/MHz; 55 dBm EIRP, 38 dBm/MHz e antenna da almeno 30 dBi solo per le installazioni fisse esterne), banda 74a (57-64 GHz, 100 mW); raccomandazione ERC/REC 70-03 sugli apparati a corto raggio, citata in forma descrittiva
- ETSI, EN 301 893 V2.1.1 (5 GHz RLAN, maggio 2017): 30 dBm con TPC e 27 dBm senza in 5470-5725 MHz, tempi di ascolto del DFS; EN 302 567 (apparati multigigabit a 60 GHz), citata in forma descrittiva
Propagazione e apparati
- ITU-R, raccomandazione P.838-3, attenuazione specifica dovuta alla pioggia (coefficienti k e alfa: a 60 GHz k 0,86 e alfa 0,77 in polarizzazione orizzontale; a 5 GHz k 0,0002); raccomandazioni P.676 (attenuazione dei gas atmosferici, picco dell’ossigeno intorno ai 60 GHz) e P.530 (propagazione dei collegamenti fissi terrestri, zona di Fresnel e margine di fading), citate in forma descrittiva
- Cisco, Ultra-Reliable Wireless Backhaul: Catalyst IW9167, IW9165E e IW9165D con antenna direttiva integrata, collegamento di edifici e asset fissi, mezzi in movimento
- Huawei, AirEngine 8760R-X1 e 8760R-X1E: access point per esterni Wi-Fi 6 con grado IP68 e antenne integrate o esterne
- Ekahau, Sidekick 2 e analisi di spettro: strumento di lavoro di Netframe, citato in forma descrittiva; il caso Cambium Networks e Airspan è documentato, con le fonti, nella guida sulla rete Cambium citata nel testo
Fonti verificate il 13 ottobre 2026.
Nota di indipendenza
Netframe è un system integrator indipendente, non affiliata ai produttori citati salvo dove indicato: è partner certificato Cisco, Fortinet, Huawei, AudioCodes, Patton, 3CX e Ascom. Ekahau è uno strumento di lavoro, non una partnership; Cambium Networks e Airspan sono citati per il fatto di mercato. Le informazioni su autorizzazioni e frequenze descrivono le schede del Ministero e i documenti europei alla data indicata e non sostituiscono la verifica della singola pratica. Pali, fissaggi, cavi, messa a terra e scaricatori sono posati da impiantisti abilitati coordinati da Netframe. Il servizio è descritto nella pagina Reti aziendali, con sede operativa a Modena e interventi in tutta l’Emilia-Romagna.
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